
Francesco Pesole di ING osserva che il dollaro statunitense (USD) mostra un tono debole, mentre si attenuano gli effetti dei timori legati all’IA e si ridimensionano le posizioni eccessive. Gli indicatori di valutazione a breve termine mostrano che la maggior parte delle valute del G10 si colloca entro 1,5 deviazioni standard rispetto al dollaro. Il calo dei prezzi del petrolio è ora considerato potenzialmente dannoso per il dollaro, mentre il quadro relativo a Fed, petrolio e tassi continua nel complesso a favorire un graduale deprezzamento dell’USD.

«Il dollaro continua a mostrare un tono debole. A nostro avviso, ciò riflette sia alcuni strascichi dei timori legati all’IA (ieri le obbligazioni Corewave hanno subito un’altra oscillazione) sia il ridimensionamento delle posizioni lunghe eccessive e delle sopravvalutazioni di breve periodo. Detto questo, secondo i nostri indicatori di valutazione a breve termine, il dollaro non appare più particolarmente sopravvalutato».
«Ieri è arrivata anche una conferma del fatto che prezzi del petrolio più bassi possono penalizzare il dollaro. Un calo di breve durata del Brent, innescato da notizie non confermate su progressi nei negoziati in Medio Oriente, è bastato a portare temporaneamente il DXY a 101,50. Con il miglioramento del quadro dell’offerta, i prezzi elevati del petrolio dipendono sempre più dal rischio geopolitico».
«E il modo in cui il dollaro reagisce al petrolio potrebbe essere cambiato nell’ultima settimana circa. I crescenti timori sui titoli tecnologici hanno in parte indebolito le convinzioni del mercato circa un orientamento restrittivo della Fed, lasciando maggiore spazio a un riposizionamento in senso accomodante sul tratto breve della curva in risposta a fattori diversi dai dati economici, come un’ondata di vendite sul petrolio».
«Il calo inatteso dei nuovi cantieri residenziali registrato ieri ha rafforzato l’idea di un deterioramento del mercato immobiliare. Oggi l’attenzione si concentrerà invece su eventuali ulteriori notizie che indichino progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran».
«Riconosciamo che il contesto di maggiore debolezza del dollaro ha spostato ulteriormente, seppur in parte, il bilancio dei rischi in direzione ribassista per l’USD. Ciononostante, continuiamo a privilegiare uno scenario di calo graduale e ordinato del dollaro rispetto a un deprezzamento più marcato. Il quadro generale relativo a Fed, petrolio e tassi continua a sostenere questo scenario».
(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)