
L’oro spot ha registrato un lieve calo lunedì. A prima vista, si è trattato di una conseguenza diretta del rafforzamento del dollaro e della ripresa dei rendimenti dei Treasury statunitensi. La dinamica di fondo, tuttavia, è che le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e nell’Europa orientale stanno spingendo al rialzo i prezzi del petrolio e rafforzando le aspettative di un’inflazione persistente. Questo, a sua volta, alimenta le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e accresce l’attrattiva del dollaro come bene rifugio, esercitando così molteplici pressioni sull’oro, un’attività che non corrisponde interessi.

L’indice del dollaro statunitense è salito di circa lo 0,22% lunedì, mentre il rendimento del Treasury decennale è risalito intorno al 5,14% e quello trentennale ha raggiunto circa il 5,477%. I capitali in cerca di sicurezza, precedentemente confluiti nei Treasury statunitensi durante la forte ondata di vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale, hanno iniziato a tornare verso l’azionario con il rimbalzo di questi titoli lunedì. Ciò ha determinato una rapida ripresa dei rendimenti dopo i forti cali della scorsa settimana. Un dollaro più forte aumenta direttamente il costo dell’oro denominato in dollari per chi detiene altre valute, mentre rendimenti reali elevati riducono l’attrattiva relativa dell’oro, che non offre rendimento.
I mercati temono che le banche centrali possano dover inasprire ulteriormente la politica monetaria per contenere l’inflazione, imprimendo un nuovo slancio rialzista ai rendimenti. Quando questi rimangono elevati, gli investitori rivalutano se sia più conveniente detenere obbligazioni anziché oro. I mercati stanno soppesando le implicazioni dei tassi d’interesse elevati e dell’incertezza sulla politica monetaria. Gli investitori attendono inoltre i dati della prossima settimana sull’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, che influenzeranno direttamente le aspettative di un rialzo dei tassi a dicembre incorporate nei prezzi di mercato.
Contrariamente alla consueta interpretazione dei mercati, secondo cui i conflitti geopolitici favoriscono l’oro, l’attuale escalation in Medio Oriente e in Ucraina sta pesando indirettamente sul metallo prezioso attraverso i prezzi dell’energia. Secondo quanto riportato, l’Iran starebbe intensificando gli attacchi alle navi mercantili nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di far salire i prezzi dell’energia in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ed esercitare così pressioni politiche sull’amministrazione Trump. I prezzi del petrolio rimangono vicini ai massimi degli ultimi cinque mesi, acuendo direttamente i timori di un’inflazione globale persistente. Il rincaro dell’energia rende più difficile per la Fed passare rapidamente a un allentamento monetario, sostenendo le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.
È emerso uno schema di reazione dei mercati: anche con un’inflazione ancora elevata, le turbolenze azionarie possono attenuare le aspettative di un ulteriore inasprimento monetario da parte della Fed. Tuttavia, quando i rischi geopolitici si trasmettono alle aspettative d’inflazione attraverso i prezzi dell’energia, il dollaro si rafforza grazie al sostegno congiunto della domanda di beni rifugio e delle attese di rialzi dei tassi. Questa dinamica lascia l’oro stretto tra la sua tradizionale attrattiva come bene rifugio e le pressioni esercitate dai tassi d’interesse e dal dollaro, con queste ultime che hanno maggiori probabilità di prevalere nel breve termine.
Approfondimento di mercato:
L’attuale modesto arretramento dell’oro è più di una semplice correzione tecnica. Riflette gli effetti combinati delle tensioni geopolitiche attraverso quattro canali: i prezzi del petrolio, le aspettative d’inflazione, la traiettoria dei rialzi dei tassi e la domanda di dollari come bene rifugio. Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente i rendimenti dei Treasury statunitensi, l’andamento dell’indice del dollaro statunitense, la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e i dati PCE della prossima settimana. Nel loro insieme, queste variabili determineranno la direzione del prossimo movimento dell’oro.
