
La coppia AUD/USD viene nuovamente respinta in prossimità della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, ridimensionando parte dei modesti guadagni registrati nella sessione asiatica di martedì, che l’avevano riportata vicino al massimo mensile toccato il giorno precedente. Le quotazioni spot si mantengono tuttavia sopra la soglia psicologica di 0,7000, suggerendo cautela agli operatori ribassisti in vista dei rischi legati ai dati chiave e agli appuntamenti delle banche centrali.

Mercoledì saranno pubblicati i dati mensili australiani sull’inflazione al consumo, seguiti dall’attesissima decisione di politica monetaria del FOMC. Si prevede che la Federal Reserve statunitense (Fed) mantenga invariati i tassi di interesse al termine della riunione di politica monetaria di due giorni. L’attenzione si concentrerà quindi sul comunicato che accompagnerà la decisione e sulle dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, nella conferenza stampa successiva alla riunione. Inoltre, i dati macroeconomici statunitensi in uscita giovedì, ossia la stima preliminare del PIL del terzo trimestre e l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), saranno esaminati alla ricerca di ulteriori indicazioni sul percorso di politica monetaria della Fed. Queste prospettive influenzeranno a loro volta il dollaro statunitense (USD) e daranno un nuovo impulso alla coppia AUD/USD.
Nel frattempo, la convinzione sempre più diffusa che la banca centrale statunitense aumenterà il costo del denaro a dicembre, sullo sfondo dei timori inflazionistici alimentati dagli elevati prezzi dell’energia, sostiene il dollaro insieme alle incertezze geopolitiche. L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, sale infatti per il terzo giorno consecutivo e limita il rialzo della coppia AUD/USD. Tuttavia, le aspettative di una politica dei tassi restrittiva da parte della Reserve Bank of Australia (RBA) sostengono il dollaro australiano e contribuiscono a limitarne il ribasso. Sarebbe quindi prudente attendere una rottura convincente al di sotto della soglia tonda di 0,7000 prima di confermare che il recente recupero dai minimi plurimensili abbia esaurito la propria spinta.
Dal punto di vista tecnico, le quotazioni spot restano frenate in prossimità della SMA a 100 giorni e stanno attualmente mettendo sotto pressione il ritracciamento di Fibonacci del 38,2% a 0,7025. L’impostazione generale rimane quindi fragile, nonostante indicatori di slancio lievemente positivi. L’indice di forza relativa (RSI) intorno a 51 e l’indicatore di convergenza/divergenza delle medie mobili (MACD) in rialzo sopra la linea dello zero suggeriscono infatti un timido recupero, anziché una chiara svolta rialzista, mentre la coppia AUD/USD rimane al di sotto della barriera tecnica citata. Una chiusura giornaliera al di sopra di questa zona di confluenza aprirebbe tuttavia la strada verso il ritracciamento del 50% a 0,7065 e il livello del 61,8% a 0,7105, mentre il ritracciamento del 78,6% a 0,7162 rappresenterebbe una resistenza più solida nel medio termine.
Al ribasso, un primo supporto si trova in corrispondenza del ritracciamento di Fibonacci del 23,6%, vicino a 0,6976, seguito dal minimo strutturale intorno a 0,6895. Una rottura di quest’ultimo livello riattiverebbe la tendenza ribassista di fondo e annullerebbe l’attuale miglioramento dello slancio.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
La Reserve Bank of Australia (RBA) stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria australiana. Le decisioni sono prese da un consiglio di governatori nel corso di 11 riunioni all’anno e, quando necessario, di riunioni straordinarie d’emergenza. Il mandato principale della RBA è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia un tasso di inflazione del 2-3%, ma anche «…contribuire alla stabilità della valuta, alla piena occupazione, nonché alla prosperità economica e al benessere della popolazione australiana». Il principale strumento per raggiungere questi obiettivi è il rialzo o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati rafforzano il dollaro australiano (AUD) e viceversa. Tra gli altri strumenti della RBA figurano l’allentamento quantitativo e la stretta quantitativa.
Tradizionalmente l’inflazione è sempre stata considerata un fattore negativo per le valute, poiché riduce il valore del denaro in generale. In epoca moderna, tuttavia, con l’allentamento dei controlli sui movimenti transfrontalieri di capitali, si è verificato l’effetto opposto. Un’inflazione moderatamente più elevata tende oggi a indurre le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, attirando così maggiori afflussi di capitale da parte di investitori internazionali alla ricerca di una destinazione redditizia per il proprio denaro. Questo aumenta la domanda di valuta locale, che nel caso dell’Australia è il dollaro australiano.
I dati macroeconomici misurano lo stato di salute di un’economia e possono incidere sul valore della sua valuta. Gli investitori preferiscono destinare i propri capitali a economie stabili e in crescita, piuttosto che precarie e in contrazione. Maggiori afflussi di capitale aumentano la domanda aggregata e il valore della valuta nazionale. Indicatori classici come il PIL, gli indici PMI manifatturiero e dei servizi, i dati sull’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono influenzare l’AUD. Un’economia solida può incoraggiare la Reserve Bank of Australia ad aumentare i tassi di interesse, sostenendo a sua volta l’AUD.
L’allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE) è uno strumento utilizzato in situazioni estreme, quando la riduzione dei tassi di interesse non è sufficiente a ripristinare il flusso di credito nell’economia. Il QE è il processo attraverso il quale la Reserve Bank of Australia (RBA) stampa dollari australiani (AUD) per acquistare attività, solitamente titoli di Stato o obbligazioni societarie, dalle istituzioni finanziarie, fornendo loro la liquidità di cui hanno fortemente bisogno. Il QE si traduce solitamente in un indebolimento dell’AUD.
La stretta quantitativa (Quantitative Tightening, QT) è il processo inverso al QE. Viene attuata dopo il QE, quando è in corso una ripresa economica e l’inflazione inizia a salire. Mentre con il QE la Reserve Bank of Australia (RBA) acquista titoli di Stato e obbligazioni societarie dalle istituzioni finanziarie per fornire loro liquidità, con il QT la RBA interrompe gli acquisti di ulteriori attività e smette di reinvestire il capitale rimborsato alla scadenza delle obbligazioni già in portafoglio. Questo avrebbe un effetto positivo, o rialzista, sul dollaro australiano.