
Il dollaro australiano consolida per il quarto giorno consecutivo nei confronti del dollaro statunitense, registrando tuttavia un modesto guadagno dello 0,11%, mentre l’andamento dei prezzi diventa irregolare in vista della decisione di politica monetaria della Fed. Il fitto calendario di dati economici statunitensi ha mosso a malapena i mercati, mentre gli operatori guardano alla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (IPC) australiano.

Al momento della stesura, AUD/USD scambia a 0,7024, nonostante il dollaro statunitense abbia registrato guadagni. L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento di sei valute rispetto al dollaro USA, sale dello 0,36% a 102,16.
Negli Stati Uniti, l’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board (CB) è migliorato da 82,2 a settembre a 91,7 a ottobre, superando le previsioni. Gli ordini di beni durevoli sono aumentati dell’1,8%, rispetto allo 0,1% di settembre, mentre la variazione dell’occupazione rilevata da ADP è stata pari a 16.800 unità, al di sotto delle precedenti 17.500.
L’attenzione degli operatori si concentra sulla fitta serie di appuntamenti con le banche centrali, a partire dalla Fed. Si prevede che la banca centrale statunitense mantenga i tassi invariati, ma le probabilità di un rialzo di 25 punti base a dicembre si attestano intorno all’82%. Successivamente, la conferenza stampa del presidente della Fed Kevin Warsh dovrebbe indicare se il FOMC intende procedere con un altro rialzo dei tassi quest’anno oppure rimandarlo al 2027.
Un altro elemento da considerare è la pubblicazione, giovedì, dell’indicatore dell’inflazione privilegiato dalla Fed, l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali al netto delle componenti volatili (PCE core). Un dato elevato, accompagnato da un prodotto interno lordo (PIL) statunitense che confermi la tenuta dell’economia, potrebbe rafforzare le ragioni a favore di un aumento dei tassi a dicembre.
In Australia, il calendario prevede un intervento della governatrice della Reserve Bank of Australia (RBA), Michele Bullock, e la pubblicazione dell’IPC di settembre. Per la misura basata sulla media troncata si prevede un aumento dello 0,3% su base mensile, un decimo di punto percentuale in più rispetto allo 0,2% del mese precedente. Su base annua, un aumento dell’IPC oltre il 3,6% di agosto aprirebbe la strada a un’ulteriore stretta monetaria.
Sul grafico giornaliero, AUD/USD scambia a 0,7028, mantenendo un’impostazione lievemente ribassista nel breve termine, poiché rimane al di sotto del gruppo di medie mobili semplici (SMA) a 50, 100 e 200 giorni, concentrate intorno a 0,7072. Il prezzo si colloca inoltre al di sotto di una serie di livelli di rottura di linee di tendenza rialziste, a 0,7105 e 0,7455, rafforzando l’ipotesi di pressioni di vendita sui livelli superiori, nonostante l’indice di forza relativa (RSI) a 52,6 suggerisca una dinamica in lieve miglioramento piuttosto che una vera e propria debolezza.
Al rialzo, la prima resistenza si trova in corrispondenza del gruppo di SMA intorno a 0,7072, seguita dal livello di rottura della linea di tendenza rialzista intorno a 0,7105 e da una barriera orizzontale più significativa a 0,7198. Al ribasso, il supporto immediato è rappresentato dalla linea di tendenza rialzista intorno a 0,6920, seguito dal precedente livello di rottura della linea di tendenza ribassista vicino a 0,6353. L’attuale area di 0,7028 funge da punto di riferimento di breve termine, con i venditori che mantengono il vantaggio finché la coppia non riuscirà a riconquistare con decisione la zona 0,7070/0,7110.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’aiuto di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Uno dei fattori più significativi per il dollaro australiano (AUD) è il livello dei tassi di interesse fissati dalla Reserve Bank of Australia (RBA). Poiché l’Australia è un Paese ricco di risorse naturali, un altro fattore chiave è il prezzo della sua principale materia prima esportata, il minerale di ferro. Influiscono anche lo stato di salute dell’economia cinese, il suo principale partner commerciale, nonché l’inflazione, il tasso di crescita e la bilancia commerciale dell’Australia. Anche il clima di mercato, ossia la propensione degli investitori ad assumere maggiori rischi (risk-on) o a cercare beni rifugio (risk-off), gioca un ruolo: un clima favorevole al rischio sostiene l’AUD.
La Reserve Bank of Australia (RBA) influenza il dollaro australiano (AUD) fissando il livello dei tassi di interesse ai quali le banche australiane possono prestarsi denaro a vicenda. Ciò incide sul livello dei tassi di interesse nell’intera economia. L’obiettivo principale della RBA è mantenere un tasso di inflazione stabile tra il 2% e il 3%, aumentando o riducendo i tassi di interesse. Tassi relativamente elevati rispetto a quelli delle altre principali banche centrali sostengono l’AUD, mentre tassi relativamente bassi producono l’effetto opposto. La RBA può inoltre ricorrere all’allentamento quantitativo e alla stretta quantitativa per influenzare le condizioni del credito: il primo penalizza l’AUD, mentre la seconda lo sostiene.
La Cina è il principale partner commerciale dell’Australia, quindi lo stato di salute dell’economia cinese esercita una forte influenza sul valore del dollaro australiano (AUD). Quando l’economia cinese va bene, acquista più materie prime, beni e servizi dall’Australia, aumentando la domanda di AUD e spingendone al rialzo il valore. Accade il contrario quando l’economia cinese cresce meno rapidamente del previsto. Le sorprese positive o negative nei dati sulla crescita cinese hanno quindi spesso un impatto diretto sul dollaro australiano e sulle coppie valutarie che lo includono.
Il minerale di ferro è la principale voce delle esportazioni australiane, con un valore di 118 miliardi di dollari all’anno secondo i dati del 2021, e la Cina ne è la principale destinazione. Il suo prezzo può quindi influenzare l’andamento del dollaro australiano. In generale, se il prezzo del minerale di ferro sale, anche l’AUD si apprezza, poiché aumenta la domanda complessiva della valuta. Accade il contrario se il prezzo del minerale di ferro scende. Prezzi più elevati del minerale di ferro tendono inoltre ad aumentare la probabilità che l’Australia registri un saldo commerciale positivo, anch’esso favorevole all’AUD.
La bilancia commerciale, ossia la differenza tra quanto un Paese incassa dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni, è un altro fattore che può influenzare il valore del dollaro australiano. Se l’Australia produce beni molto richiesti all’estero, la sua valuta si apprezzerà per il solo effetto della maggiore domanda generata dagli acquirenti esteri interessati alle sue esportazioni rispetto alla spesa per le importazioni. Pertanto, un saldo commerciale netto positivo rafforza l’AUD, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.