
Il cambio AUD/USD scende intorno a 0,7025 nelle prime contrattazioni asiatiche di lunedì. Il dollaro statunitense (USD) si rafforza nei confronti del dollaro australiano (AUD) in un contesto di forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il rapporto sull’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) manifatturiero cinese elaborato da RatingDog sarà pubblicato più tardi lunedì. Gli operatori seguiranno con attenzione la decisione sui tassi di interesse della Reserve Bank of Australia (RBA), in programma martedì.

Domenica Bloomberg ha riferito che la Guida suprema dell’Iran ha ordinato ai vertici militari di prepararsi a un nuovo confronto con gli Stati Uniti e Israele e di ampliare le opzioni di ritorsione a disposizione di Teheran. Il persistere delle tensioni in Medio Oriente potrebbe sostenere nel breve termine una valuta rifugio come il biglietto verde.
«Ogni livello e tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche», ha dichiarato Khamenei.
La scorsa settimana la Federal Reserve (Fed) statunitense ha lasciato invariato il tasso di riferimento sui federal funds nell’intervallo tra il 3,75% e il 4%. I responsabili della politica monetaria hanno dichiarato di auspicare che i prossimi dati contribuiscano a orientare la loro successiva decisione. Secondo lo strumento FedWatch del CME, gli operatori scontano una probabilità del 72,9% di un rialzo a dicembre.
Tuttavia, le crescenti aspettative di un imminente rialzo dei tassi di interesse potrebbero contribuire a contenere le perdite del dollaro australiano. La banca centrale australiana dovrebbe aumentare il proprio tasso ufficiale di riferimento (Official Cash Rate, OCR) di 25 punti base, dal 4,60% al 4,85%, nella riunione di politica monetaria di novembre in programma martedì.
La RBA sta intensificando gli sforzi per tenere sotto controllo la persistente inflazione australiana, tra le più elevate del mondo sviluppato.
Secondo l’ASX RBA Rate Tracker, i mercati scontano ora una probabilità vicina al 78% di un aumento dei tassi di interesse al 4,85% nella prossima riunione del Consiglio della RBA, rispetto al 62% precedente alla pubblicazione dei dati.
Secondo TD Securities, il mercato attribuisce già una probabilità significativa a un ulteriore inasprimento da parte della RBA, con gli investitori che attualmente scontano «una probabilità di circa l’80% di un rialzo dei tassi della RBA a novembre». Gli strategist osservano che, «a differenza delle aspettative sui rialzi dei tassi delle banche centrali nel resto del mondo, il mercato è restio a scontare ulteriori aumenti da parte della RBA nei prossimi mesi, in linea con la nostra previsione». Di conseguenza, TD sostiene che, «dato che il mercato sconta già un altro rialzo dei tassi della RBA nel breve termine, non ci aspettiamo che la decisione della banca centrale offra molto ulteriore sostegno all’AUD», suggerendo un potenziale limitato per altri apprezzamenti della valuta riconducibili esclusivamente alle aspettative di politica monetaria.
Logan, della Fed, ha trasmesso un messaggio decisamente restrittivo, ottenendo un punteggio FXS Speechtracker di 8/10, leggermente superiore al livello di riferimento consolidato di 7,7/10, a conferma di una maggiore propensione all’inasprimento monetario. L’insistenza sul fatto che la Fed «ha bisogno di almeno altri due rialzi dei tassi da un quarto di punto percentuale» e che saltare una riunione non modifica il punto di arrivo della politica monetaria segnala il chiaro impegno a portare i tassi su livelli moderatamente restrittivi per contrastare un’inflazione definita «inaccettabile». L’enfasi sugli aggiustamenti graduali e su una comunicazione chiara suggerisce che la Fed stia cercando di bilanciare un ulteriore inasprimento con la necessità di limitare il rischio di un brusco deterioramento economico, consentendo al contempo a famiglie, imprese e investitori di adattarsi a tassi più elevati.
L’FXS Fed Sentiment Index è salito di 0,95 punti a 143,62, confermando che il tono complessivo della politica monetaria rimane decisamente restrittivo, ben al di sopra della soglia neutrale di 100. Questo movimento, in linea con l’elevato punteggio FXS Speechtracker, riflette la percezione del mercato secondo cui una crescita robusta, una solida spesa per consumi e condizioni finanziarie ancora favorevoli lasciano spazio a un ulteriore inasprimento nell’area del dollaro e oltre.
Nel grafico giornaliero, AUD/USD rimane frenato appena sotto la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, pur mantenendosi al di sopra della linea mediana delle bande di Bollinger. Il quadro di breve termine resta quindi da neutrale a ribassista, con il prezzo compresso tra questi due riferimenti contrapposti. L’indice di forza relativa (RSI), intorno a 52, si colloca vicino alla linea mediana, suggerendo una spinta rialzista solo modesta, che si limita ad attenuare il rischio di ribasso, mentre il quadro generale resta vincolato al di sotto della SMA a 100 giorni.
Al rialzo, la resistenza immediata si trova in corrispondenza della SMA a 100 giorni a 0,7030, seguita dalla banda superiore di Bollinger vicino a 0,7065. Una chiusura giornaliera al di sopra di quest’ultimo livello sarebbe necessaria per orientare il quadro verso una ripresa più solida. Al ribasso, il primo supporto è offerto dalla linea mediana delle bande di Bollinger intorno a 0,6995, seguito da un sostegno più in basso in corrispondenza della banda inferiore vicino a 0,6925, la cui rottura riaprirebbe la strada a un’estensione ribassista più marcata.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Uno dei fattori più rilevanti per il dollaro australiano (AUD) è il livello dei tassi di interesse fissato dalla Reserve Bank of Australia (RBA). Poiché l’Australia è un Paese ricco di risorse naturali, un altro fattore chiave è il prezzo del minerale di ferro, la sua principale esportazione. Incidono inoltre lo stato di salute dell’economia cinese, il suo maggiore partner commerciale, l’inflazione australiana, il tasso di crescita dell’economia e la bilancia commerciale. Anche il clima di mercato svolge un ruolo: la propensione degli investitori ad acquistare attività più rischiose (risk-on) oppure a cercare beni rifugio (risk-off) influenza la valuta, con un contesto di propensione al rischio favorevole all’AUD.
La Reserve Bank of Australia (RBA) influenza il dollaro australiano (AUD) fissando il livello dei tassi di interesse ai quali le banche australiane possono prestarsi denaro a vicenda. Questo incide sul livello dei tassi di interesse nell’intera economia. L’obiettivo principale della RBA è mantenere l’inflazione stabile tra il 2% e il 3%, aumentando o riducendo i tassi di interesse. Tassi relativamente elevati rispetto a quelli delle altre principali banche centrali sostengono l’AUD, mentre tassi relativamente bassi hanno l’effetto opposto. La RBA può inoltre ricorrere all’allentamento quantitativo e alla stretta quantitativa per influenzare le condizioni del credito: il primo è sfavorevole all’AUD, mentre la seconda lo sostiene.
La Cina è il maggiore partner commerciale dell’Australia, pertanto lo stato di salute della sua economia influisce in modo significativo sul valore del dollaro australiano (AUD). Quando l’economia cinese va bene, acquista più materie prime, beni e servizi dall’Australia, aumentando la domanda di AUD e spingendone al rialzo il valore. Accade il contrario quando l’economia cinese cresce meno rapidamente del previsto. Le sorprese positive o negative nei dati sulla crescita cinese hanno quindi spesso un impatto diretto sul dollaro australiano e sui relativi cambi.
Il minerale di ferro è la principale esportazione dell’Australia, con un valore di 118 miliardi di dollari all’anno secondo i dati del 2021, e la Cina ne è la principale destinazione. Il prezzo del minerale di ferro può quindi influenzare il dollaro australiano. In generale, se il prezzo del minerale di ferro sale, anche l’AUD si apprezza, poiché aumenta la domanda complessiva della valuta. Accade il contrario se il prezzo del minerale di ferro scende. Prezzi più elevati del minerale di ferro tendono inoltre ad accrescere la probabilità di un saldo positivo della bilancia commerciale australiana, anch’esso favorevole all’AUD.
La bilancia commerciale, ossia la differenza tra quanto un Paese incassa dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni, è un altro fattore che può influenzare il valore del dollaro australiano. Se l’Australia produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per il solo effetto dell’eccesso di domanda generato dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni rispetto alla spesa australiana per le importazioni. Pertanto, un saldo commerciale netto positivo rafforza l’AUD, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.