Il dollaro canadese si rafforza mentre il rimbalzo dei prezzi del petrolio indebolisce USD/CAD

  • USD/CAD si deprezza mentre il rimbalzo dei prezzi del petrolio greggio verso 95,80 dollari al barile rafforza il dollaro canadese, legato alle materie prime, nei confronti del dollaro statunitense.
  • I negoziati diplomatici in corso tra Stati Uniti e Iran e gli sforzi di mediazione del Qatar contribuiscono ad attenuare i timori geopolitici immediati sui mercati energetici.
  • La domanda di beni rifugio e l’incertezza sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti continuano a limitare il rischio di ribassi più ampi per l’USD.
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USD/CAD arretra leggermente dopo aver registrato modesti guadagni nella giornata precedente e si attesta intorno a 1,3990 durante la sessione asiatica di martedì. La coppia valutaria subisce pressioni al ribasso poiché il dollaro canadese (CAD) beneficia di una modesta ripresa dei prezzi del petrolio greggio. Essendo il Canada il maggiore esportatore di greggio verso gli Stati Uniti (USA), la sua valuta è strettamente legata ai mercati energetici. Il greggio West Texas Intermediate (WTI) ha recuperato parte del terreno perso e si scambia intorno a 95,80 dollari al barile, dopo il brusco calo di quasi il 7% nella sessione precedente.

Tuttavia, i potenziali rialzi dei prezzi del petrolio restano frenati dagli sviluppi geopolitici in corso. Le quotazioni del greggio potrebbero subire ulteriori pressioni, poiché l’Iran ha confermato che proseguono i colloqui indiretti con gli Stati Uniti volti a risolvere il conflitto che li contrappone da otto mesi. I colloqui fanno seguito a diversi giorni di negoziati tra funzionari iraniani e mediatori del Qatar, che hanno prodotto proposte riviste senza però portare a una svolta significativa.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha sottolineato che le consultazioni restano intense, affermando che le condizioni iraniane sono state presentate e che ulteriori progressi dipendono dalle decisioni politiche di Washington. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva precedentemente indicato che si sarebbe astenuto da azioni militari contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato.

Anche gli sviluppi politici negli Stati Uniti stanno influenzando il quadro economico generale. Mentre gli elettori americani si recano alle urne per le elezioni di metà mandato, l’amministrazione Trump e il Partito Repubblicano devono affrontare pressioni crescenti per gli elevati prezzi dell’energia. Gli attuali sondaggi indicano che i Democratici sono favoriti per la conquista della Camera dei rappresentanti, mentre la corsa per il controllo del Senato resta molto combattuta.

Nonostante l’attuale sostegno al dollaro canadese, le perdite della coppia USD/CAD potrebbero essere limitate, poiché il dollaro statunitense, valuta rifugio, beneficia dell’incertezza legata alle elezioni. Le elezioni di metà mandato hanno alimentato i timori che l’attenzione possa tornare a concentrarsi sull’inflazione e sul deficit. Di conseguenza, le aspettative sui tassi si sono leggermente modificate: lo strumento CME FedWatch indica attualmente una probabilità di circa il 73% di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense a dicembre, in calo rispetto all’80% di una settimana prima.

Il dollaro si indebolisce mentre la prudenza della Fed e i timori sulla crescita legati all’IA pesano sui rendimenti

Gli strateghi di Brown Brothers Harriman osservano che il dollaro e i rendimenti dei Treasury a breve termine «hanno registrato una lieve flessione la scorsa settimana, mentre il presidente della Fed Kevin Warch ha adottato un tono attendista nonostante lo stallo dei progressi sul fronte dell’inflazione statunitense». Aggiungono che «i timori di un rallentamento degli investimenti nell’IA hanno accentuato il movimento, sollevando dubbi sulle prospettive di crescita degli Stati Uniti e attenuando le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed».

Domande frequenti sul dollaro statunitense

Il dollaro statunitense (USD) è la valuta ufficiale degli Stati Uniti d’America e la valuta «de facto» di un numero significativo di altri Paesi, dove circola insieme alle banconote locali. È la valuta più scambiata al mondo e rappresenta oltre l’88% del volume globale degli scambi sul mercato dei cambi, pari in media a 6.600 miliardi di dollari di transazioni al giorno, secondo i dati del 2022. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’USD ha sostituito la sterlina britannica come valuta di riserva mondiale. Per gran parte della sua storia, il dollaro statunitense è stato garantito dall’oro, fino all’accordo di Bretton Woods del 1971, quando il sistema aureo è stato abbandonato.

Il singolo fattore più importante che incide sul valore del dollaro statunitense è la politica monetaria, definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: garantire la stabilità dei prezzi (controllare l’inflazione) e favorire la piena occupazione. Il suo principale strumento per conseguire questi due obiettivi è la modifica dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l’inflazione supera l’obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi, sostenendo il valore dell’USD. Quando l’inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può ridurre i tassi di interesse, esercitando pressioni sul biglietto verde.

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare un programma di allentamento quantitativo (quantitative easing, QE). Il QE è il processo attraverso il quale la Fed aumenta in modo sostanziale il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. Si tratta di una misura di politica monetaria non convenzionale utilizzata quando il credito si è prosciugato perché le banche non sono disposte a prestarsi denaro a vicenda, per timore dell’insolvenza della controparte. È una soluzione di ultima istanza quando è improbabile che la semplice riduzione dei tassi di interesse produca il risultato necessario. È stato lo strumento privilegiato dalla Fed per contrastare la stretta creditizia verificatasi durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuovi dollari da parte della Fed, che li utilizza per acquistare titoli di Stato statunitensi prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE porta solitamente a un indebolimento del dollaro statunitense.

La stretta quantitativa (quantitative tightening, QT) è il processo inverso, attraverso il quale la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste in nuovi acquisti il capitale rimborsato alla scadenza dei titoli che detiene. Solitamente ha un effetto positivo sul dollaro statunitense.