
La coppia GBP/USD attira alcuni acquisti sui ribassi in prossimità di area 1,3360 durante la sessione asiatica di venerdì, arrestando il modesto arretramento della scorsa settimana dal livello più alto dal 16 settembre. I rialzisti, tuttavia, potrebbero attendere un rafforzamento duraturo e un consolidamento sopra quota 1,3400 prima di assumere nuove posizioni, poiché l’attenzione del mercato resta concentrata sull’importante appuntamento di questa settimana con la banca centrale.

La Federal Reserve statunitense (Fed) annuncerà la propria decisione mercoledì e, secondo le attese, lascerà invariati i tassi di interesse al termine della riunione di politica monetaria di due giorni. In assenza di proiezioni economiche aggiornate, gli operatori esamineranno attentamente il comunicato che accompagnerà la decisione sui tassi e le dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, durante la conferenza stampa successiva alla riunione. Inoltre, importanti pubblicazioni macroeconomiche statunitensi – la stima preliminare del PIL del terzo trimestre e l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), in uscita giovedì – influenzeranno le aspettative del mercato sul futuro percorso di politica monetaria della Fed. Queste prospettive, a loro volta, orienteranno la domanda di dollari statunitensi (USD) e forniranno un impulso significativo alla coppia GBP/USD.
Nel frattempo, il recente forte calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi frena il tentativo di recupero dell’USD dal minimo di tre settimane toccato giovedì scorso. La sterlina britannica (GBP), invece, continua a beneficiare del consolidamento delle aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Banca d’Inghilterra (BoE), sostenute da dati sull’inflazione britannica superiori alle attese e dalla tenuta del mercato del lavoro. Gli operatori, infatti, scontano una probabilità di circa il 95% di un rialzo dei tassi della BoE di 25 punti base nella prossima riunione del 5 novembre. Ciò favorisce la coppia GBP/USD e avvalora l’ipotesi di una prosecuzione del recente robusto rimbalzo dal minimo di quasi quattro mesi toccato il 14 ottobre.
Gli investitori, intanto, continuano ad attribuire una probabilità di quasi l’80% a un aumento del costo del denaro da parte della banca centrale statunitense a dicembre. Inoltre, il premio per il rischio geopolitico resta ben presente, con i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran in fase di stallo. Tra gli ulteriori sviluppi, domenica gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno minacciato di continuare ad attaccare l’aeroporto Re Khalid di Riad, in Arabia Saudita. Questo potrebbe limitare le perdite del dollaro, valuta rifugio, e frenare la coppia GBP/USD, rendendo prudente attendere un rafforzamento duraturo e un consolidamento sopra quota 1,3400 prima di assumere nuove posizioni rialziste. Il quadro fondamentale favorevole suggerisce comunque che eventuali arretramenti correttivi potrebbero attirare acquisti.
La coppia GBP/USD si mantiene appena sotto la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, a 1,3390, e il ritracciamento di Fibonacci del 50,0%, a 1,3403. Una chiusura giornaliera sopra quest’ultimo livello aprirebbe la strada verso il ritracciamento del 61,8%, a 1,3466, e successivamente verso 1,3556.
Al ribasso, un primo supporto emerge in corrispondenza del ritracciamento del 38,2%, a 1,3341, seguito dal livello del 23,6%, a 1,3263, dove ci si attende un maggiore interesse da parte degli acquirenti. Una rottura duratura sotto 1,3263 esporrebbe il livello strutturale di ancoraggio di Fibonacci a 1,3137.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
La sterlina britannica (GBP) è la valuta più antica al mondo (886 d.C.) e la moneta ufficiale del Regno Unito. È la quarta valuta più scambiata al mondo sul mercato dei cambi (FX): secondo i dati del 2022, rappresenta il 12% di tutte le transazioni, con una media di 630 miliardi di dollari al giorno. Le principali coppie in cui viene scambiata sono GBP/USD, nota anche come «Cable», che rappresenta l’11% degli scambi sul mercato valutario, GBP/JPY, conosciuta tra gli operatori come «Dragon» (3%), ed EUR/GBP (2%). La sterlina britannica è emessa dalla Banca d’Inghilterra (BoE).
Il fattore più importante in assoluto che influenza il valore della sterlina britannica è la politica monetaria decisa dalla Banca d’Inghilterra. La BoE basa le proprie decisioni sul raggiungimento del suo obiettivo primario di «stabilità dei prezzi», ossia un tasso di inflazione stabile intorno al 2%. Il principale strumento per conseguire questo obiettivo è la modifica dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la BoE cerca di contenerla alzando i tassi di interesse, rendendo più costoso l’accesso al credito per famiglie e imprese. Questo è generalmente positivo per la GBP, poiché tassi di interesse più alti rendono il Regno Unito una destinazione più attraente per i capitali degli investitori internazionali. Quando l’inflazione scende troppo, è un segnale di rallentamento della crescita economica. In questo scenario, la BoE valuterà una riduzione dei tassi di interesse per rendere il credito meno costoso, così da incoraggiare le imprese a indebitarsi maggiormente per investire in progetti in grado di generare crescita.
I dati economici misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sul valore della sterlina britannica. Indicatori come il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi e i dati sull’occupazione possono tutti influenzare l’andamento della GBP. Un’economia solida favorisce la sterlina. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BoE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la GBP. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che la sterlina britannica si deprezzi.
Un altro dato significativo per la sterlina britannica è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta beneficerà della maggiore domanda generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo positivo della bilancia commerciale rafforza la valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.