
La coppia USD/CAD fatica a consolidare il modesto rialzo intragiornaliero e scambia intorno a quota 1,3965 nelle prime ore della sessione europea, in un contesto caratterizzato da forze contrastanti. I prezzi del greggio iniziano la nuova settimana in calo, indebolendo il dollaro canadese, legato alle materie prime, e sostenendo le quotazioni della coppia. Tuttavia, la minore domanda di beni rifugio pesa sull’USD e mantiene il cambio vicino al livello più basso dal 16 settembre, toccato venerdì.

Secondo quanto riportato, domenica i negoziatori iraniani hanno tenuto colloqui con i mediatori del Qatar per il terzo giorno consecutivo, nel tentativo di far avanzare un accordo per porre fine alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Tra gli ulteriori sviluppi, l’Iran ha proposto un piano di due giorni (48 ore) per riaprire lo Stretto di Hormuz, a condizione che gli Stati Uniti soddisfino una serie di richieste. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i negoziati con l’Iran stavano procedendo bene e che Teheran voleva un accordo. A ciò si aggiunge l’assenza di un’escalation militare significativa nel fine settimana, che favorisce alcune prese di profitto sul greggio dopo il recente rialzo ai massimi da metà maggio.
Questi fattori mettono in gran parte in secondo piano la brusca svolta della Bank of Canada (BoC) verso una politica monetaria restrittiva e frenano il dollaro canadese (CAD). L’USD, d’altro canto, risente dell’ottimismo su una possibile soluzione diplomatica dei conflitti in Medio Oriente. Il premio per il rischio geopolitico resta tuttavia presente, poiché Trump non ha escluso ulteriori azioni militari dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Inoltre, la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha ordinato ai suoi principali comandanti militari di prepararsi a un nuovo confronto e di ampliare le opzioni di ritorsione di Teheran.
Gli analisti di MUFG/BTMU avvertono che, dal punto di vista dei mercati, «la distribuzione dei rischi sul petrolio rimane asimmetrica». Pur riconoscendo che il successo della diplomazia potrebbe «comprimere parte del premio geopolitico», avvertono che «una nuova escalation militare o ulteriori interruzioni nell’area dello Stretto di Hormuz potrebbero generare un movimento al rialzo più marcato», sottolineando la vulnerabilità dei paesi importatori di energia a qualsiasi nuova impennata dei prezzi del Brent.
Inoltre, gli operatori stanno scontando una probabilità di circa il 75% che la Federal Reserve (Fed) statunitense aumenti nuovamente il costo del denaro a dicembre, il che potrebbe favorire l’USD e offrire un certo sostegno alla coppia USD/CAD. I partecipanti al mercato potrebbero anche scegliere di restare alla finestra in attesa degli importanti dati macroeconomici statunitensi in programma questa settimana, all’inizio del nuovo mese, a partire dall’indice ISM PMI manifatturiero in uscita più tardi oggi. L’attenzione sarà tuttavia rivolta ai dati mensili sull’occupazione di Canada e Stati Uniti, molto seguiti dai mercati, con il rapporto statunitense noto come Nonfarm Payrolls (NFP) in pubblicazione venerdì.
La coppia USD/CAD mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, situata a 1,4047. Inoltre, le quotazioni oscillano intorno al ritracciamento di Fibonacci del 61,8%, a 1,3969, mentre la fitta area di resistenza formata dal ritracciamento del 50,0% a 1,4033 e dalla SMA a 100 giorni, posta più in alto, suggerisce che i rialzi restano esposti a pressioni di vendita.
Un eventuale recupero dovrebbe innanzitutto superare il ritracciamento di Fibonacci del 50,0% e la vicina SMA a 100 giorni a 1,4047. Le successive resistenze sono attese in corrispondenza del ritracciamento del 38,2%, intorno a 1,4096, e del livello del 23,6% a 1,4175, prima che il massimo del ciclo, vicino a 1,4302, torni nel mirino. Al ribasso, il primo supporto si trova sul livello del 78,6% a 1,3878, seguito dal recente minimo relativo vicino a 1,3763.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
I principali fattori che influenzano il dollaro canadese (CAD) sono il livello dei tassi di interesse fissati dalla Bank of Canada (BoC), il prezzo del petrolio, principale prodotto esportato dal Canada, lo stato di salute dell’economia, l’inflazione e la bilancia commerciale, ossia la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni canadesi. Tra gli altri fattori rientra il clima di mercato: gli investitori possono orientarsi verso attività più rischiose (risk-on) oppure cercare beni rifugio (risk-off), e un contesto di propensione al rischio favorisce il CAD. Poiché gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale del Canada, anche lo stato di salute dell’economia statunitense è un fattore chiave per il dollaro canadese.
La Bank of Canada (BoC) esercita un’influenza significativa sul dollaro canadese fissando il livello dei tassi di interesse ai quali le banche possono prestarsi denaro a vicenda. Ciò influenza il livello dei tassi di interesse per tutti gli operatori economici. L’obiettivo principale della BoC è mantenere l’inflazione tra l’1% e il 3%, aumentando o riducendo i tassi di interesse. Tassi relativamente più elevati tendono a favorire il CAD. La Bank of Canada può inoltre ricorrere all’allentamento quantitativo e alla stretta quantitativa per influenzare le condizioni del credito: il primo tende a indebolire il CAD, mentre la seconda tende a sostenerlo.
Il prezzo del petrolio è un fattore chiave per il valore del dollaro canadese. Il petrolio è il principale prodotto esportato dal Canada, quindi il suo prezzo tende ad avere un impatto immediato sul valore del CAD. In generale, se il prezzo del petrolio aumenta, anche il CAD si apprezza, poiché cresce la domanda complessiva della valuta. Quando il prezzo del petrolio scende, avviene il contrario. Prezzi del petrolio più elevati tendono inoltre ad aumentare la probabilità di un avanzo commerciale, anch’esso favorevole al CAD.
Sebbene l’inflazione sia sempre stata tradizionalmente considerata un fattore negativo per una valuta, poiché riduce il valore del denaro, in epoca moderna, con l’allentamento dei controlli sui movimenti transfrontalieri di capitale, si è in realtà verificato il contrario. Un’inflazione più elevata tende a indurre le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, attirando maggiori afflussi di capitale da parte di investitori internazionali alla ricerca di una destinazione redditizia per i propri fondi. Ciò aumenta la domanda della valuta locale, che nel caso del Canada è il dollaro canadese.
I dati macroeconomici misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sul dollaro canadese. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento del CAD. Un’economia solida favorisce il dollaro canadese. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la Bank of Canada ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando la valuta. Se i dati economici sono deboli, invece, è probabile che il CAD si deprezzi.