
Il dott. Vincent Stamer di Commerzbank osserva che l’inflazione complessiva nell’area dell’euro è salita al 4,0% a ottobre, il livello più alto degli ultimi tre anni, mentre l’inflazione di fondo è rimasta stabile al 2,5%. Il rapporto evidenzia rincari diffusi anche al di fuori del comparto energetico e prevede che i maggiori costi dell’energia vengano trasferiti ai clienti, spingendo l’inflazione di fondo verso o oltre il 3% e costringendo potenzialmente la BCE ad aumentare i tassi il prossimo anno.

«A ottobre, il tasso di inflazione nell’area dell’euro ha superato la soglia del 4% per la prima volta in tre anni. Dopo essere già salito al 3,8% a settembre, è aumentato al 4,0% a ottobre, come previsto. A determinare questo andamento non sono stati soltanto i prezzi dell’energia, ma anche un aumento diffuso dei prezzi nell’intero paniere dei consumi».
«Alla luce dei rincari energetici, è probabile che nei prossimi mesi le imprese aumentino in misura crescente i prezzi di altri beni e servizi».
«Prevediamo che nei prossimi mesi molte imprese trasferiranno ai propri clienti i rincari dell’energia. Oltre ai rincari dei carburanti, nei prossimi trimestri l’aumento del prezzo del gas naturale dovrebbe far salire anche, ad esempio, i costi dell’elettricità».
«Inoltre, il tasso di inflazione di fondo sui tre mesi, annualizzato, si attesta a quasi il 3%, risultando quindi superiore al tasso su base annua (grafico 2). È un ulteriore segnale di un aumento dell’inflazione di fondo nei prossimi mesi. Entro la metà del prossimo anno, il tasso di fondo potrebbe persino superare il 3%».
«Questo dato supererebbe le aspettative della BCE, aumentando così il rischio di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse il prossimo anno».
(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e revisionato da un redattore. Scopri di più.)