
Antje Praefcke di Commerzbank sottolinea che i rischi politici e di rating in Francia, insieme alle aspettative di un atteggiamento prudente da parte della Banca centrale europea (BCE), pesano sull’euro (EUR), ma sono già in gran parte scontati. I mercati prevedono ora un rialzo dei tassi della BCE a dicembre e un ulteriore inasprimento monetario il prossimo anno, aspettative che potrebbero essere ridimensionate. L’analista si attende un cambio EUR/USD relativamente stabile fino alla prossima settimana, con rischi al ribasso qualora le proteste in Francia si intensificassero e i coprifuoco si rivelassero inefficaci.

«La situazione in Francia è un fattore di fondo che pesa sull’euro. Per questo fine settimana sono previste altre proteste. Venerdì, inoltre, Moody’s potrebbe essere l’ultima agenzia di rating a declassare la Francia. Ed è improbabile che la BCE riservi sorprese in senso restrittivo la prossima settimana. Il mercato non sconta più un rialzo dei tassi a ottobre, ma ne sconta uno a dicembre e poco più di un ulteriore rialzo entro la metà del prossimo anno. Anche in questo caso, il mercato potrebbe dover adeguare le proprie aspettative qualora la BCE adottasse toni prudenti sul futuro percorso dei tassi di interesse, il che eserciterebbe pressioni al ribasso sull’euro.»
«In generale, tuttavia, ritengo che molte notizie negative siano già scontate nelle quotazioni dell’euro, soprattutto per quanto riguarda la Francia; al contempo, è probabile che gli indici dei responsabili degli acquisti dell’area euro si mantengano stabili venerdì. Alla luce dell’attuale quadro informativo, mi aspetto quindi poche nuove pressioni al ribasso sull’euro. D’altro canto, naturalmente, è improbabile che si arrivi a una soluzione del problema del debito francese o a una proposta di bilancio credibile, per cui non ci sono neppure motivi per puntare con decisione su una ripresa dell’euro.»
«Almeno per i prossimi giorni, fino alle riunioni delle banche centrali a metà della prossima settimana, mi aspetto un cambio EUR/USD relativamente stabile, poiché non vi sono ragioni convincenti per preferire una valuta all’altra. In fin dei conti, ognuno ha la propria croce da portare. Ciononostante, ritengo leggermente più elevato il rischio che l’euro possa registrare un nuovo, breve calo qualora le proteste in Francia si intensificassero, soprattutto se i coprifuoco imposti non dovessero sortire l’effetto desiderato.»
(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)