L’euro si rafforza sopra 1,1150: il PIL dell’Eurozona supera le previsioni, si avvicinano le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

  • EUR/USD si rafforza intorno a 1,1175 nelle prime ore della sessione europea di lunedì.
  • La revisione dell’outlook della Francia da «stabile» a «negativo» da parte di Fitch potrebbe limitare il rialzo dell’euro.
  • Gli americani si recano alle urne martedì.

Il cambio EUR/USD acquista forza e si avvicina a 1,1175 nelle prime ore di contrattazione europee di lunedì. L’euro (EUR) guadagna terreno rispetto al dollaro statunitense (USD), dopo che i dati sul prodotto interno lordo (PIL) dell’Eurozona e della Germania hanno superato le previsioni nel terzo trimestre. Gli operatori attendono i dati sulle vendite al dettaglio tedesche e l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) manifatturiero ISM degli Stati Uniti, in pubblicazione più tardi lunedì.

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I dati diffusi venerdì hanno mostrato che l’economia dell’Eurozona è cresciuta più del previsto nel terzo trimestre, dimostrando resilienza nonostante l’impatto della guerra in Medio Oriente e l’impennata dei costi energetici. Il PIL dell’Eurozona è aumentato dello 0,4% su base trimestrale nel terzo trimestre, rispetto alla crescita dello 0,6% registrata nel secondo trimestre, superando le attese dello 0,2%.

L’economia tedesca è invece cresciuta dello 0,2% su base trimestrale nel terzo trimestre, a fronte di un aumento dello 0,3% nel secondo trimestre. Il dato ha superato il consenso di mercato dello 0,1%.

Tuttavia, venerdì l’agenzia di rating Fitch ha rivisto l’outlook della Francia da «stabile» a «negativo», avvertendo che il deterioramento delle condizioni dei conti pubblici e i rischi politici stanno compromettendo le prospettive di stabilizzazione del debito. Ciò potrebbe a sua volta indebolire la moneta unica nel breve termine.

Martedì gli americani voteranno per decidere se il Partito Democratico riuscirà a sottrarre il controllo del Congresso al Partito Repubblicano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sebbene si preveda che i democratici conquisteranno la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, l’esito delle elezioni per il Senato rimane incerto.

Euro sostenuto dalla limitata divergenza tra BCE e Fed, ma i rischi legati alla Francia frenano il rialzo di EUR/USD

Elias Haddad di Brown Brothers Harriman sottolinea che «la tenuta dell’attività economica dell’Eurozona e un’inflazione che dovrebbe restare sopra l’obiettivo per un periodo prolungato mantengono pienamente plausibile un rialzo dei tassi al 2,75% a dicembre (scontato dai mercati con una probabilità dell’86%)». Osserva che «il PIL reale è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale nel terzo trimestre, rispetto allo 0,6% del secondo, il doppio delle previsioni di consenso, poiché la crescita in Spagna e Germania ha compensato la contrazione della Francia», evidenziando la solidità di fondo della regione nonostante alcune sacche di debolezza.

In questo contesto, Haddad sostiene che «in sintesi, la limitata divergenza di politica monetaria tra BCE e Fed offre sostegno a EUR/USD», con le attuali prospettive sui tassi che contribuiscono a sostenere l’euro. Al tempo stesso, avverte che «i persistenti problemi dei conti pubblici francesi possono spingere EUR/USD fino a 1,1000», suggerendo che i rischi specifici del Paese potrebbero ancora pesare sulla valuta.

Sul fronte istituzionale, BBH sottolinea che «il cambio ai vertici della BCE difficilmente modificherà le prospettive di politica monetaria a breve termine e non ha implicazioni rilevanti per l’EUR. Il Consiglio direttivo della BCE non è nelle mani di una sola persona: 21 membri hanno diritto di voto, tra cui sei membri del Comitato esecutivo e 15 governatori delle banche centrali nazionali». I leader dell’UE si riuniranno il 26 e 27 novembre «per discutere chi assumerà la guida della BCE», con «lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos e l’olandese Klaas Knot» indicati come favoriti per succedere all’attuale presidente.

Nagel segnala nuovi rischi inflazionistici e tiene in allerta i rialzisti sull’euro

Nagel, esponente della BCE, lancia un avvertimento sull’inflazione più forte del consueto, con un punteggio FXS Speechtracker di 8,2 rispetto a una media storica di 6,9, segnalando una netta svolta restrittiva. L’impegno della BCE a intraprendere «un’azione decisa, se necessario» per riportare l’inflazione all’obiettivo rafforza le aspettative che un inasprimento della politica monetaria resti un’opzione concreta qualora le pressioni sui prezzi tornassero ad accelerare.

L’enfasi posta da Nagel sulla nuova accelerazione dei prezzi al consumo e sul fatto che ulteriori rincari «non possono essere esclusi», a causa dell’aumento dei costi energetici, conferma un atteggiamento di maggiore vigilanza sui rischi inflazionistici. Questa combinazione di rinnovati timori per l’inflazione e disponibilità ad agire sostiene l’euro, poiché i mercati potrebbero scontare una maggiore probabilità di ulteriori misure restrittive se i dati continuassero a sorprendere al rialzo.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: EUR/USD mantiene un orientamento ribassista sotto la SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/USD conserva un orientamento ribassista nel breve termine, con le quotazioni a pronti che rimangono al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni. Il prezzo si mantiene anche sotto la SMA centrale a 20 periodi delle bande di Bollinger, lasciando il cambio nella metà inferiore del recente canale di volatilità, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, intorno a 40, suggerisce una spinta ribassista debole ma in fase di stabilizzazione, piuttosto che vere e proprie condizioni di ipervenduto.

Al rialzo, la prima resistenza coincide con la banda centrale di Bollinger a 1,1195, seguita dalla banda superiore in prossimità di 1,1260, mentre un ostacolo più significativo si trova sulla SMA a 100 giorni a 1,1425. Al ribasso, la banda inferiore di Bollinger a 1,1130 offre il successivo supporto rilevante; una rottura decisa sotto questo livello riaprirebbe la strada a nuovi minimi nell’attuale configurazione ribassista.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale consiste nell’aumentare o ridurre i tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di un loro aumento, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni vengono adottate dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), rappresentano un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano una destinazione per i propri capitali.

La pubblicazione dei dati economici consente di valutare lo stato di salute dell’economia e può incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, i PMI manifatturieri e dei servizi, i dati sull’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia forte favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la valuta. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati relativi alle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato importante per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni molto richiesti all’estero, la sua valuta si apprezzerà per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti stranieri interessati ad acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.