L’oro rimbalza dai minimi di tre mesi e riconquista quota 4.000 dollari grazie alla debolezza del dollaro USA; l’attenzione resta sul FOMC

  • L’oro recupera terreno, interrompendo una serie di due sedute in calo che lo aveva portato ai minimi di tre mesi.
  • Il calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi frena il tentativo di ripresa del dollaro e sostiene l’oro.
  • I rialzisti su XAU/USD sembrano cauti in vista degli appuntamenti con le banche centrali e dei principali dati statunitensi di questa settimana.

L’oro (XAU/USD) attira alcuni acquirenti all’inizio della nuova settimana, riportandosi sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari durante la sessione asiatica, in un contesto di generale debolezza del dollaro statunitense (USD). Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso un’azione militare immediata contro l’Iran, innescando un modesto arretramento dei prezzi del petrolio greggio. Inoltre, i funzionari della Fed hanno segnalato che non vi è urgenza di alzare subito i tassi di interesse. A ciò si aggiunge il recente brusco calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi dai massimi pluriennali, che frena il tentativo di ripresa del dollaro dai minimi di tre settimane e offre un certo sostegno alla materia prima. Per il momento, il metallo prezioso sembra aver interrotto una serie di due sedute in calo che lo aveva portato al minimo di tre mesi toccato venerdì, sebbene il potenziale rialzista appaia limitato.

TMGM Analysis: Financial Market News, Economic Calendar & Market Insights

L’indice preliminare dei responsabili degli acquisti (PMI) del settore manifatturiero statunitense elaborato da S&P Global è salito a 56 in ottobre, raggiungendo il massimo di 53 mesi e superando le stime di 55,6. Nel frattempo, il PMI dei servizi si è attestato a 57,9, in linea con le previsioni, rispetto a 58,8 di settembre, mentre l’indice composito della produzione è sceso a 57,6 dal massimo quinquennale di 58,4 del mese precedente. Ulteriori dettagli hanno mostrato che l’indice dei prezzi di vendita è salito a 59,8, il livello più alto da agosto 2022, suggerendo che l’inflazione potrebbe aumentare ulteriormente e rimanere persistentemente elevata nei prossimi mesi. Questo si aggiunge ai timori inflazionistici legati agli alti prezzi dell’energia e rafforza le prospettive di un ulteriore inasprimento monetario da parte della Fed, che potrebbe limitare qualsiasi rialzo significativo dell’oro, un’attività che non offre rendimento.

I prezzi del petrolio greggio sono infatti balzati al livello più alto dal 16 settembre, tra i timori per l’offerta alimentati dagli attacchi in Arabia Saudita e dalle tensioni che coinvolgono l’Iran. Tra gli ultimi sviluppi, domenica gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno promesso che continueranno ad attaccare l’aeroporto Re Khalid di Riad, in Arabia Saudita. Inoltre, lo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran mantiene ben presente il premio per il rischio geopolitico e potrebbe limitare ulteriori perdite del dollaro, valuta rifugio, suggerendo una certa cautela prima di assumere posizioni fortemente rialziste sull’oro. Gli operatori potrebbero anche scegliere di restare in attesa in vista dei principali appuntamenti con le banche centrali di questa settimana e delle importanti pubblicazioni macroeconomiche statunitensi di giovedì: la stima preliminare del PIL del terzo trimestre e l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE).

L’attenzione sarà tuttavia rivolta all’esito della riunione di politica monetaria di due giorni del FOMC, previsto per mercoledì. In assenza di proiezioni economiche aggiornate, gli operatori esamineranno attentamente il comunicato che accompagnerà la decisione sui tassi e le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh durante la conferenza stampa successiva alla riunione, alla ricerca di ulteriori indicazioni sul futuro percorso della politica monetaria, che influenzerà la dinamica del dollaro nel breve termine. Nel frattempo, anche la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ), la Banca centrale europea (BCE) e la Banca del Giappone (BoJ) annunceranno le rispettive decisioni sui tassi questa settimana. Ciò potrebbe alimentare ulteriormente la volatilità del prezzo dell’oro. Ciononostante, il quadro fondamentale sopra descritto suggerisce una certa cautela prima di confermare che XAU/USD abbia toccato il fondo.

Grafico a 4 ore di XAU/USD

Chart Analysis XAU/USD

Analisi tecnica

Il metallo prezioso mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine dopo la rottura al ribasso, avvenuta la scorsa settimana, del supporto dell’intervallo di oscillazione di breve periodo in prossimità dei 4.100 dollari. Inoltre, i recenti e ripetuti tentativi falliti di superare la media mobile esponenziale (EMA) a 100 periodi confermano il quadro negativo, suggerendo che il tentativo di ripresa rimanga un movimento correttivo all’interno di una tendenza ribassista più ampia.

Pertanto, è più probabile che eventuali ulteriori rialzi incontrino vendite e rimangano limitati in prossimità del precedente supporto a 4.100 dollari, ora diventato resistenza. Il prossimo ostacolo si trova nell’area dell’EMA a 100 periodi, a 4.135,95 dollari. Sarebbe necessario un movimento duraturo di XAU/USD al di sopra di tale barriera per delineare un quadro più favorevole e consentire ulteriori guadagni verso il recupero della soglia dei 4.200 dollari.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Andamento del dollaro statunitense oggi

La tabella seguente mostra la variazione percentuale odierna del dollaro statunitense (USD) rispetto alle principali valute elencate. Il dollaro statunitense ha registrato la migliore performance nei confronti del dollaro australiano.

USD EUR GBP JPY CAD AUD NZD CHF
USD -0,17% -0,08% 0,00% 0,02% 0,09% -0,06% -0,15%
EUR 0,17% 0,13% 0,16% 0,20% 0,26% 0,15% 0,03%
GBP 0,08% -0,13% 0,04% 0,09% 0,14% 0,00% -0,10%
JPY 0,00% -0,16% -0,04% 0,04% 0,10% -0,04% -0,15%
CAD -0,02% -0,20% -0,09% -0,04% 0,06% -0,06% -0,16%
AUD -0,09% -0,26% -0,14% -0,10% -0,06% -0,13% -0,24%
NZD 0,06% -0,15% -0,01% 0,04% 0,06% 0,13% -0,10%
CHF 0,15% -0,03% 0,10% 0,15% 0,16% 0,24% 0,10%

La mappa di calore mostra le variazioni percentuali delle principali valute l’una rispetto all’altra. La valuta base si seleziona dalla colonna di sinistra, mentre la valuta quotata si seleziona dalla riga superiore. Ad esempio, selezionando il dollaro statunitense dalla colonna di sinistra e scorrendo orizzontalmente fino allo yen giapponese, la variazione percentuale visualizzata nella casella corrisponderà a USD (valuta base)/JPY (valuta quotata).