
Kit Juckes di Societe Generale evidenzia il ruolo del franco svizzero come valuta di finanziamento, caratterizzato da un graduale deprezzamento interrotto da bruschi rimbalzi nei periodi di tensione sui mercati. Con l’inflazione svizzera contenuta e i saldi di bilancio e con l’estero stabili, ritiene che vi siano poche pressioni sulla BNS affinché alzi i tassi. Invita tuttavia a non aspettarsi una debolezza duratura del CHF, poiché il calo dei prezzi del petrolio e un dollaro più debole potrebbero finire per sostenere il franco rispetto alle valute a più alto rendimento.

«Come può la Svizzera, con una posizione patrimoniale netta sull’estero positiva per 1.220 miliardi di USD (il 109% del PIL), essere una “valuta di finanziamento”? Una possibile risposta sta emergendo dall’andamento del franco svizzero, che mostra un graduale deprezzamento sia nei confronti dell’euro sia del dollaro, interrotto da brusche correzioni quando la valuta reagisce a eventi di forte impatto.»
«Con un’inflazione destinata a rimanere sotto l’1% per tutto l’orizzonte temporale sul quale gli economisti si spingono a formulare previsioni, nonostante una crescita del PIL reale prossima al 2% quest’anno, al momento non vi sono pressioni sulla BNS affinché alzi i tassi.»
«L’avanzo delle partite correnti rimane piuttosto stabile, intorno al 6% del PIL, il bilancio pubblico è vicino al pareggio e sulle montagne nevica.»
«Chiunque si aspetti l’inizio di una tendenza ribassista duratura del CHF rischia di rimanere deluso. Tuttavia, se i dati sull’indice dei prezzi al consumo (IPC) svizzero continueranno a mostrare un andamento contenuto come quello registrato finora quest’anno, passando dallo 0,1% di gennaio all’1,0% di settembre, vi saranno poche pressioni per una stretta monetaria nel breve termine.»
«Il rischio maggiore è che, quando i prezzi del petrolio finiranno per scendere, un dollaro più debole possa trascinare al rialzo il franco svizzero rispetto ad alcune valute a più alto rendimento. I tempi di un simile movimento sono tuttavia molto incerti e la fine del conflitto nel Golfo sarebbe inizialmente un evento favorevole alla propensione al rischio, che difficilmente avvantaggerebbe il franco.»
(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)