Il WTI fatica a salire e resta sotto gli 87,50 dollari mentre i Democratici puntano a porre fine alla guerra in Iran dopo la vittoria schiacciante alle elezioni di metà mandato

  • Il WTI subisce pressioni di vendita per il secondo giorno consecutivo tra le speranze di una fine della guerra con l’Iran.
  • Lo stallo tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz mantiene in gioco il premio per il rischio geopolitico.
  • Le persistenti pressioni di vendita sul dollaro USA potrebbero fornire ulteriore sostegno ai prezzi del petrolio, suggerendo cautela ai ribassisti.

Il West Texas Intermediate (WTI), il riferimento per il prezzo del petrolio greggio statunitense, resta sotto pressione per il secondo giorno consecutivo giovedì, scambiando poco sotto quota 87,50 dollari durante la sessione asiatica e vicino al minimo di quasi un mese toccato il giorno precedente.

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Mercoledì i leader democratici hanno promesso di adoperarsi per porre fine alla guerra con l’Iran, dopo le ampie vittorie alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti che hanno consentito loro di ottenere il controllo di entrambe le Camere del Congresso. Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato, ha suggerito che il suo partito potrebbe sfruttare il controllo sui finanziamenti al governo per fare pressione in tal senso, spingendo gli operatori a eliminare dai prezzi il premio per il rischio geopolitico e pesando sulle quotazioni del greggio.

Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz resta una delle principali fonti di preoccupazione per i mercati energetici, poiché le interruzioni del traffico marittimo potrebbero limitare l’offerta globale. L’Iran ha infatti dichiarato insoddisfacente la risposta degli Stati Uniti alle proprie condizioni per la riapertura della strategica via marittima. Inoltre, un’altra petroliera è stata colpita al largo delle coste dell’Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, alimentando i timori per la sicurezza dei trasporti nella regione.

Inoltre, le persistenti pressioni di vendita sul dollaro statunitense (USD) potrebbero sostenere questa materia prima denominata in USD. Sarebbe quindi prudente attendere una decisa prosecuzione delle vendite prima di confermare che i prezzi del greggio abbiano raggiunto un massimo e posizionarsi in vista di un’estensione del recente e marcato ritracciamento da quota 104,00, il livello più alto da maggio, toccato venerdì scorso.

Grafico giornaliero del WTI

Chart Analysis WTI US OIL

Analisi tecnica

I prezzi del petrolio greggio mantengono un’impostazione costruttiva finché restano al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, a 86,11 dollari, e del ritracciamento di Fibonacci del 50,0% dell’ultimo movimento rialzista, a 85,59 dollari. Questa confluenza di supporti segnala la presenza di acquisti sui ribassi dopo il recente arretramento dai massimi plurimensili.

Una rottura al di sotto di quest’area esporrebbe tuttavia i supporti più in basso, in corrispondenza del ritracciamento del 61,8% a 81,27 dollari e del livello del 78,6% a 75,12 dollari, mentre l’area del precedente minimo di oscillazione, a 67,29 dollari, fungerebbe da supporto più distante. Al rialzo, la prima resistenza si colloca sul ritracciamento di Fibonacci del 38,2% a 89,91 dollari, seguita dal livello del 23,6% a 95,25 dollari e quindi dall’area del recente massimo ciclico a 103,89 dollari.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Per saperne di più.)

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è una tipologia di petrolio greggio venduta sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio insieme al Brent e al Dubai. Il WTI è anche definito «leggero» e «dolce» per la sua densità relativamente bassa e il suo contenuto di zolfo relativamente ridotto, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato «il crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene spesso citato dai media.

Come per tutte le attività finanziarie, la domanda e l’offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono perturbare l’offerta e influire sui prezzi. Anche le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti paesi produttori di petrolio, rappresentano un fattore chiave per i prezzi. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari USA: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) influenzano il prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, trattandosi di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione dei paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni influenzano spesso i prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. Il termine OPEC+ indica un gruppo allargato che comprende altri dieci paesi non appartenenti all’OPEC, il più importante dei quali è la Russia.