
AUD/USD si deprezza dopo aver registrato modesti guadagni nella precedente giornata di contrattazioni e scambia intorno a 0,7030 durante la sessione asiatica di lunedì. Tuttavia, il ribasso della coppia valutaria potrebbe essere contenuto, poiché il dollaro australiano (AUD) potrebbe trovare sostegno negli avvertimenti di Sarah Hunter, assistente del governatore della Reserve Bank of Australia (RBA).

Nel suo intervento di domenica, Hunter ha avvertito che potrebbe essere necessario aumentare ulteriormente i tassi di interesse a causa dell’inflazione ostinata e del rischio che le pressioni sui prezzi provenienti dall’estero si radichino nell’economia. Le sue dichiarazioni hanno rafforzato le aspettative di un orientamento monetario restrittivo, dopo i quattro rialzi dei tassi già attuati quest’anno.
L’attenzione del mercato si sposta ora sui dati sull’inflazione di settembre, la cui pubblicazione è prevista nel corso della settimana, soprattutto dopo che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di agosto è rimasto al di sopra dell’intervallo obiettivo della RBA, compreso tra il 2% e il 3%. Inoltre, un’eventuale nuova escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran che facesse salire i prezzi del petrolio greggio accentuerebbe le preoccupazioni della RBA per gli effetti di secondo impatto sull’inflazione, aumentando la probabilità di un ulteriore inasprimento monetario oltre novembre.
Norman Liebke di Commerzbank segnala un preoccupante cambiamento nella percezione dell’inflazione a livello interno, osservando che i sondaggi mostrano ormai come «una quota crescente di imprese ritenga che un’inflazione del 3-3,5% sia “la nuova normalità”». A suo avviso, ciò rappresenta un problema per il quadro di politica monetaria della RBA basato su un obiettivo di inflazione, considerato «l’obiettivo di inflazione a lungo termine del 2-3%», e sottolinea che il rischio non è puramente teorico: «L’ultimo dato sull’inflazione calcolata con la media troncata si è attestato al 3,6%, ancora più al di sopra dell’intervallo obiettivo». Secondo Liebke, questa combinazione di inflazione di fondo elevata e aspettative che si allontanano dall’obiettivo rende ancora più impegnativo il compito dei responsabili della politica monetaria, mentre i mercati scontano sempre più la prospettiva di un ulteriore inasprimento da parte della RBA.
Gli operatori hanno rivolto l’attenzione anche all’imminente decisione di politica monetaria della Fed. È ampiamente previsto che la Fed mantenga i tassi di interesse invariati, prima di procedere eventualmente a un nuovo rialzo a dicembre. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati scontano attualmente una probabilità del 90,6% di una pausa sui tassi alla riunione di politica monetaria del 27–28 ottobre e una probabilità del 79,7% di un rialzo a dicembre.
Nel frattempo, gli operatori di mercato continuano a monitorare gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente. Secondo Al Jazeera, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso un’azione militare immediata contro l’Iran, dichiarando: «Oggi non ci sarà alcun attacco». La dichiarazione ha fatto seguito a precedenti commenti in cui Trump aveva suggerito che Washington avrebbe potuto dover «finire il lavoro» oppure raggiungere un accordo con Teheran, in un contesto di crescenti minacce iraniane e degli Houthi contro gli interessi americani nella regione.
Ad alimentare le tensioni regionali, domenica gli Houthi dello Yemen hanno dichiarato che continueranno a colpire l’aeroporto Re Khalid di Riad, in Arabia Saudita, secondo quanto riportato da Reuters. L’annuncio è arrivato poche ore dopo che le autorità saudite avevano comunicato la ripresa dei voli nello scalo, nonostante i ripetuti attacchi del gruppo.
Uno dei fattori più importanti per il dollaro australiano (AUD) è il livello dei tassi di interesse fissati dalla Reserve Bank of Australia (RBA). Poiché l’Australia è un Paese ricco di risorse naturali, un altro fattore chiave è il prezzo del minerale di ferro, la sua principale voce di esportazione. Incidono anche lo stato di salute dell’economia cinese, il suo maggiore partner commerciale, l’inflazione australiana, il tasso di crescita dell’economia e la bilancia commerciale. Un altro fattore è il clima di mercato, ossia se gli investitori privilegiano attività più rischiose (risk-on) o cercano beni rifugio (risk-off): un contesto di propensione al rischio favorisce l’AUD.
La Reserve Bank of Australia (RBA) influenza il dollaro australiano (AUD) fissando il livello dei tassi di interesse ai quali le banche australiane possono prestarsi denaro a vicenda. Questo incide sul livello dei tassi di interesse nell’intera economia. L’obiettivo principale della RBA è mantenere un tasso di inflazione stabile al 2-3%, aumentando o riducendo i tassi di interesse. Tassi relativamente elevati rispetto a quelli delle altre principali banche centrali sostengono l’AUD, mentre tassi relativamente bassi producono l’effetto opposto. La RBA può inoltre ricorrere all’allentamento quantitativo e alla stretta quantitativa per influenzare le condizioni del credito: il primo penalizza l’AUD, mentre la seconda lo favorisce.
La Cina è il principale partner commerciale dell’Australia, quindi lo stato di salute dell’economia cinese influisce notevolmente sul valore del dollaro australiano (AUD). Quando l’economia cinese va bene, acquista più materie prime, beni e servizi dall’Australia, aumentando la domanda di AUD e facendone salire il valore. Accade il contrario quando l’economia cinese cresce meno rapidamente del previsto. Le sorprese positive o negative nei dati sulla crescita cinese hanno quindi spesso un impatto diretto sul dollaro australiano e sulle coppie valutarie che lo includono.
Il minerale di ferro è la principale voce di esportazione dell’Australia, con un valore di 118 miliardi di dollari l’anno secondo i dati del 2021, e la Cina ne è la principale destinazione. Il suo prezzo può quindi influenzare l’andamento del dollaro australiano. In generale, se il prezzo del minerale di ferro aumenta, anche l’AUD sale, grazie all’incremento della domanda complessiva della valuta. Accade il contrario se il prezzo del minerale di ferro scende. Prezzi più elevati del minerale di ferro tendono inoltre ad aumentare la probabilità che l’Australia registri un saldo commerciale positivo, un altro elemento favorevole all’AUD.
La bilancia commerciale, ossia la differenza tra quanto un Paese incassa dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni, è un altro fattore che può influenzare il valore del dollaro australiano. Se l’Australia esporta prodotti molto richiesti, la sua valuta si apprezza per il solo effetto della maggiore domanda generata dagli acquirenti esteri interessati alle sue esportazioni rispetto a quanto il Paese spende per acquistare beni importati. Un saldo commerciale positivo rafforza quindi l’AUD, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.