Dollaro australiano: l’inflazione elevata rafforza le prospettive di un rialzo dei tassi della RBA – BBH

Elias Haddad di Brown Brothers Harriman osserva che AUD/USD non è riuscito a superare la media mobile a 200 giorni, ma i dati sull’inflazione australiana superiori alle attese rafforzano le ragioni a favore di un’ulteriore stretta da parte della Reserve Bank of Australia (RBA). L’indice generale dei prezzi al consumo (IPC) e quello calcolato sulla media troncata si attestano al di sopra delle proiezioni formulate dalla RBA ad agosto, inducendo i futures ad aumentare la probabilità implicita di un rialzo a novembre al 4,85% e a scontare un ulteriore intervento nel primo trimestre, sostenendo il dollaro australiano.

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La sorpresa sull’inflazione rafforza le ragioni per un’ulteriore stretta

«AUD/USD non è riuscito a superare la resistenza in corrispondenza della media mobile a 200 giorni (0,7056), ma trova un supporto immediato a 0,7000».

«L’inflazione australiana ha superato le attese, rafforzando le ragioni a favore di un altro rialzo dei tassi da parte della RBA e sostenendo l’AUD. A settembre l’IPC generale è salito del 4,3% su base annua (consenso: 4,2%), rispetto al 4,0% di agosto, riflettendo l’aumento dei costi abitativi e dei trasporti».

«L’inflazione è nettamente peggiore rispetto alle valutazioni formulate dalla RBA ad agosto, quando prevedeva un IPC generale al 3,6% a fine anno e un’inflazione misurata sulla media troncata al 3,3%. Ciò depone a favore di un’ulteriore stretta. I futures sul tasso di riferimento della RBA hanno portato dal 60% all’85% la probabilità di un rialzo di 25 punti base al 4,85% il 3 novembre e hanno rafforzato le scommesse su un altro rialzo nel primo trimestre».

«L’IPC calcolato sulla media troncata si è attestato al 3,6% su base annua, in linea con il consenso e in aumento rispetto al 3,5% di agosto. Tuttavia, nel terzo trimestre questo indicatore, rilevante per le decisioni di politica monetaria, ha registrato un dato elevato, pari al 3,7% su base annua (consenso: 3,6%), rispetto al 3,6% del secondo trimestre».

(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)