Brent: vendite legate alle elezioni e rischi connessi all’Iran – Rabobank

Il Global Daily di Rabobank segnala che il prezzo del greggio Brent è sceso di oltre il 10% a 93 dollari al barile, portandosi sotto i 100 dollari per la prima volta dal 7 ottobre dopo risultati elettorali statunitensi già ampiamente scontati dai mercati. Gli strateghi Michael Every e Joe DeLaura sostengono che un eventuale disimpegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran o dal coinvolgimento diretto nella regione non garantisca prezzi del petrolio più bassi in modo duraturo.

Petrolio: il rally di sollievo è considerato prematuro

TMGM Analysis: Financial Market News, Economic Calendar & Market Insights

«L’esito delle elezioni era già stato ampiamente scontato sia dai mercati predittivi sia dai mercati più maturi, ma il greggio Brent è comunque sceso di oltre il 10% a 93 dollari al barile, portandosi sotto i 100 dollari al barile per la prima volta dal 7 ottobre».

«Questa instabilità potrebbe rafforzare, in termini relativi, la posizione strategica degli Stati Uniti in quanto esportatori di energia, pur continuando a imporre costi sul fronte interno attraverso prezzi energetici più elevati».

«Inoltre, il nostro stratega energetico globale, Joe DeLaura, ritiene che lasciare all’Iran il controllo del Golfo Persico non garantirebbe i flussi di petrolio e di altri prodotti essenziali come alluminio, elio, GNL e fertilizzanti».

«I Paesi del Golfo potrebbero ritrovarsi in una nuova guerra per porre fine al dominio iraniano sui mari oppure essere costretti a pagare a caro prezzo la propria protezione».

«Un cambio di rotta degli Stati Uniti verso il disimpegno diretto non offre quindi alcuna garanzia di prezzi del petrolio più bassi in modo duraturo, dopo l’ondata iniziale di vendite dettata da un sollievo ingiustificato».

(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)