
Il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense (Fed) a settembre, dopo una pausa di tre anni, per contenere dati sull’inflazione allarmanti riaccende il timore che una riduzione della liquidità possa pesare su Bitcoin (BTC), come nel mercato ribassista del 2022.
I timori per l’inflazione sono riconducibili al rincaro del petrolio Brent seguito alla guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio, che continua a ostacolare le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, con ripercussioni dirette sui mercati globali e sul sentiment degli investitori.

Per frenare l’aumento dell’inflazione, la Fed è costretta ad alzare i tassi di interesse, riducendo la liquidità del mercato e la domanda sia dei consumatori sia dei produttori. Di conseguenza, diminuisce la propensione al rischio degli investitori, penalizzando azioni, criptovalute e altre attività ad alto rischio.
Sebbene la guerra sia già ampiamente scontata dai mercati, la possibilità che la Fed aumenti i tassi in futuro, come nel ciclo del 2022, solleva una domanda: Bitcoin entrerà in un nuovo ciclo ribassista?
Il mercato nel suo complesso teme uno scenario simile al mercato ribassista di Bitcoin del 2022, quando il petrolio Brent superò i 130 dollari al barile, spingendo la Fed ad aumentare il tasso sui federal funds per diversi mesi.
Il nervosismo sui mercati è aumentato quando, il 16 settembre, la Fed statunitense è stata costretta ad alzare i tassi di interesse di un quarto di punto per la prima volta in tre anni. Il tasso sui federal funds è stato portato in un intervallo obiettivo del 3,75%–4,00%. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense è salito al 3,7% su base annua a settembre, dal 3,4% di agosto, mentre l’inflazione mensile ha accelerato allo 0,6%.
A questa mossa è tuttavia seguita la decisione della Fed del 28 ottobre di lasciare invariato il tasso di riferimento, con un voto di 10 a 2 che lascia presagire ulteriori rialzi. Le persistenti pressioni sui prezzi potrebbero mantenere restrittive le condizioni finanziarie e limitare il capitale disponibile per le attività speculative.
Il ciclo del 2022-23 dimostra questa complessa relazione tra Bitcoin e i rialzi dei tassi. Il prezzo di BTC è sceso di quasi il 78%, da circa 69.000 dollari nel novembre 2021 a circa 15.476 dollari nel novembre 2022, mentre la Fed ha aumentato i tassi da livelli prossimi allo zero al 4,25%–4,50%.
I quattro rialzi consecutivi da 75 punti base del 2022, preceduti e seguiti da tre aumenti di minore entità, hanno accelerato la stretta monetaria. Insieme al collasso dell’ecosistema Terra, ai fallimenti delle piattaforme di prestito in criptovalute e alla procedura fallimentare di FTX, questi rialzi hanno intensificato la pressione di vendita.
Eppure Bitcoin ha recuperato terreno nel corso del 2023, anche mentre la Fed continuava ad aumentare i tassi a un ritmo più contenuto, fino a raggiungere il 5,25%–5,50% a luglio. La ripresa evidenzia come le aspettative del mercato, il posizionamento e la domanda possano prevalere sull’impatto immediato dei rialzi dei tassi.

Rispetto al mercato ribassista del 2022, la struttura del mercato di Bitcoin è diversa nel 2026: gli Exchange-Traded Fund (ETF) spot su Bitcoin e le riserve aziendali in BTC sono diventati importanti fonti di domanda istituzionale. Il ciclo quadriennale di Bitcoin suggerisce un’inversione rialzista nel corso del 2026, come già riportato da FXStreet.
Al 28 ottobre, gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato 22 mesi di afflussi e 11 mesi di deflussi dal loro lancio nel gennaio 2024, con flussi netti complessivi pari a 104,9 miliardi di dollari. Nel frattempo, le società non quotate e quelle quotate detengono Bitcoin per un valore rispettivamente di 103,7 miliardi e 22,8 miliardi di dollari. Queste ingenti disponibilità degli ETF e delle società, con alcuni acquisti finanziati mediante emissioni azionarie, debito o titoli privilegiati, sostengono la domanda.
Tuttavia, una correzione prolungata di Bitcoin potrebbe ridurre la loro capacità di mantenere tali posizioni, come osservato di recente con Strategy, che ha venduto una parte dei propri BTC per costituire riserve di liquidità. Una possibile ondata di rialzi dei tassi potrebbe limitare la liquidità disponibile per queste istituzioni, rallentandone l’accumulo o persino trasformando tali disponibilità in una fonte di offerta.


In un’intervista esclusiva con FXStreet, ho chiesto a Dovile Silenskyte, responsabile della ricerca sugli asset digitali di WisdomTree, quali siano le sue prospettive per Bitcoin, in un contesto di persistente incertezza sui mercati.
Ciò che distingue questo ciclo è il modo in cui la domanda raggiunge Bitcoin. I portafogli di investimento consolidati, i bilanci aziendali e le strategie sovrane offrono oggi canali che potrebbero aiutarlo a resistere alle pressioni macroeconomiche.
Gli ETF spot consentono agli investitori di allocare più facilmente capitale attraverso infrastrutture di mercato familiari. Le tesorerie aziendali possono generare una domanda strategica di più lungo periodo, mentre le riserve sovrane, se mantenute, potrebbero ridurre la potenziale pressione di vendita. A fronte dell’offerta limitata di Bitcoin, acquisti continuativi e il mantenimento delle posizioni attraverso questi canali potrebbero sostenere i prezzi, anche mentre l’incertezza sui tassi di interesse e le tensioni geopolitiche pesano sulla propensione al rischio.
Tuttavia, il sostegno strutturale non elimina il rischio ciclico. I flussi degli ETF possono invertirsi e gli acquisti aziendali restano sensibili alle condizioni di finanziamento. Una base di investitori più ampia offre a Bitcoin un maggior numero di potenziali fonti di domanda quando il sentiment migliora, ma non stabilisce una soglia minima per i prezzi.
Un minimo a fine 2026 rimane quindi uno scenario, non una previsione affidabile. Lo scenario rialzista più solido poggia sull’adozione istituzionale [combinata] con un miglioramento della liquidità globale. Se i rendimenti reali scendessero e le condizioni monetarie si allentassero, Bitcoin potrebbe beneficiare della domanda strutturale e di un contesto macroeconomico più favorevole.
Gli investimenti nell’IA potrebbero competere con Bitcoin per il capitale nel breve termine, ma la crescita dell’uno non deve necessariamente escludere quella dell’altro. Gli investitori possono finanziare lo sviluppo dell’IA e, al tempo stesso, aumentare la propria esposizione a Bitcoin.
Il rischio immediato risiede nelle condizioni di finanziamento. Un forte ricorso al debito per finanziare le infrastrutture di IA potrebbe far salire i costi di finanziamento se l’offerta di debito superasse la domanda degli investitori. Tuttavia, un aumento delle emissioni non comporta automaticamente condizioni finanziarie più restrittive. I proventi finanziano gli investimenti e circolano nell’economia. Ciò che conta è se i mercati siano in grado di assorbire il debito e se i progetti generino rendimenti tali da giustificare l’indebitamento.
Nel tempo, l’opportunità più significativa è una maggiore produttività. Se l’IA generasse guadagni di efficienza capaci di aumentare la produzione e attenuare le pressioni inflazionistiche, potrebbe creare un contesto più favorevole agli investimenti, anche in Bitcoin. Si tratta di un esito plausibile, non di un beneficio garantito della spesa per l’IA.
Anche le ragioni per investire in Bitcoin poggiano su basi diverse. Bitcoin offre esposizione a un asset digitale scarso, anziché agli utili aziendali o alla capacità di un emittente di rimborsare il debito. La sua attrattiva va quindi oltre il ciclo della spesa tecnologica.
Prima di concentrarsi soltanto sugli elementi ribassisti, va considerato che Bitcoin mostra una forte resilienza, mantenendosi al di sopra di livelli di supporto chiave nonostante l’incertezza generale sui mercati. La differenza fondamentale per Bitcoin nel prossimo possibile ciclo di rialzi dei tassi è la domanda istituzionale, che potrebbe sostenere la prossima fase di rialzo duratura.
Tuttavia, questi fondi potrebbero non essere in grado di sostenere Bitcoin durante un periodo prolungato di rialzi dei tassi, mentre il mercato si attende un ulteriore aumento di 25 punti base entro la fine del 2026.
Il vero banco di prova è quindi capire se la crescente presenza istituzionale in Bitcoin possa resistere al prossimo shock di liquidità senza ripetere le perdite estreme dei cicli precedenti.