Euro vicino ai minimi da inizio anno rispetto al dollaro USA, con l’attenzione ancora rivolta ai dati macroeconomici statunitensi e all’aggiornamento sulla politica monetaria della BCE

  • EUR/USD torna sotto pressione dopo il rimbalzo dai minimi di 17 mesi seguito alla riunione del FOMC nella seduta precedente.
  • L’orientamento restrittivo della Fed e i rischi geopolitici sostengono il dollaro USA, mentre la crisi del debito francese pesa sull’euro.
  • Gli operatori attendono ora importanti dati macroeconomici statunitensi e la cruciale decisione della BCE per nuovi spunti.

La coppia EUR/USD mantiene un orientamento lievemente negativo nella prima metà della sessione europea di giovedì e al momento viene scambiata sotto 1,1150, vicino al livello più basso da maggio 2025. Il ribasso resta tuttavia contenuto, mentre gli operatori attendono con attenzione importanti dati macroeconomici statunitensi e l’appuntamento chiave con la banca centrale.

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La stima preliminare del PIL statunitense del terzo trimestre e l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti saranno pubblicati più tardi nella giornata di oggi e verranno esaminati alla ricerca di ulteriori indicazioni sul futuro percorso di politica monetaria della Federal Reserve (Fed). Questi dati cruciali orienteranno a loro volta il dollaro statunitense (USD), fornendo nuovi impulsi alla coppia EUR/USD. L’attenzione si sposterà poi sull’attesissima decisione della Banca centrale europea (BCE).

È ampiamente previsto che la BCE mantenga invariati i tassi di interesse, conservando al contempo un orientamento restrittivo in vista di un possibile rialzo di 25 punti base a dicembre. Gli operatori esamineranno inoltre con attenzione il comunicato di politica monetaria e le dichiarazioni della presidente della BCE Christine Lagarde, che potrebbero generare volatilità sulla moneta unica e creare ulteriori opportunità di negoziazione a breve termine sulla coppia EUR/USD.

Nel frattempo, i timori per il crescente indebitamento della Francia e lo stallo politico in vista delle elezioni del prossimo anno continuano a penalizzare la moneta unica. Il dollaro USA, invece, torna a guadagnare terreno dopo la flessione correttiva della seduta precedente dai massimi di due settimane, sostenuto dalle aspettative di una Fed restrittiva e dalle incertezze geopolitiche. Ciò mantiene sotto pressione la coppia EUR/USD e rafforza l’ipotesi di ulteriori ribassi.

Con una decisione ampiamente attesa, al termine della riunione di politica monetaria di ottobre la Fed ha mantenuto invariati i tassi di interesse con 10 voti favorevoli e 2 contrari; la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack avrebbero preferito un rialzo di un quarto di punto percentuale. Inoltre, durante la conferenza stampa successiva alla riunione, il presidente della Fed Kevin Warsh ha segnalato che la banca centrale resta vigile sui persistenti rischi inflazionistici derivanti dal conflitto in Medio Oriente.

Questo elemento si aggiunge ai timori per le pressioni sui prezzi alimentate dall’energia e rafforza le prospettive di un ulteriore inasprimento monetario da parte della Fed. Secondo lo strumento FedWatch di CME Group, gli operatori scontano una probabilità di circa l’80% che la banca centrale statunitense aumenti il costo del denaro nella riunione di politica monetaria di dicembre. Le prospettive restrittive favoriscono quindi i rialzisti sul dollaro USA e confermano lo scenario negativo a breve termine per la coppia EUR/USD.

Grafico a 4 ore di EUR/USD

Chart Analysis EUR/USD

Analisi tecnica

La coppia EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista di breve termine al di sotto della media mobile esponenziale (EMA) a 100 periodi sul grafico a 4 ore, situata a 1,1216. I ribassisti potrebbero tuttavia attendere una rottura al di sotto dell’area 1,1115-1,1110 prima di posizionarsi in vista di una prosecuzione della tendenza ribassista ormai consolidata osservata negli ultimi due mesi circa.

Al rialzo, gli operatori potrebbero monitorare il massimo relativo intraday vicino a 1,1160 alla ricerca di segnali di formazione di una base o di prosecuzione della sequenza ribassista. Un eventuale ulteriore recupero potrebbe tuttavia incontrare una resistenza in prossimità di 1,1200, seguita dall’EMA a 100 periodi a 1,1215. Per attenuare l’attuale pressione ribassista sarebbe necessario un consolidamento al di sopra di questo livello.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Indicatore economico

Spesa per consumi personali al netto delle componenti alimentari ed energetiche - Indice dei prezzi (su base annua)

L’indice dei prezzi della spesa per consumi personali al netto delle componenti alimentari ed energetiche (PCE core), pubblicato mensilmente dal Bureau of Economic Analysis degli Stati Uniti, misura le variazioni dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati dai consumatori negli Stati Uniti (USA). L’indice dei prezzi PCE è anche l’indicatore dell’inflazione privilegiato dalla Federal Reserve (Fed). Il dato su base annua confronta i prezzi dei beni nel mese di riferimento con quelli dello stesso mese dell’anno precedente. Il dato core esclude le componenti alimentari ed energetiche, considerate più volatili, per fornire una misurazione più accurata delle pressioni sui prezzi. In genere, un dato elevato è rialzista per il dollaro statunitense (USD), mentre un dato basso è ribassista.

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Prossima pubblicazione: Gio 29 ott 2026 12:30

Frequenza: Mensile

Consenso: 3,1%

Precedente: 3%

Fonte: Bureau of Economic Analysis degli Stati Uniti

Dopo aver pubblicato il rapporto sul PIL, il Bureau of Economic Analysis degli Stati Uniti diffonde i dati sull’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), insieme alle variazioni mensili della spesa e dei redditi personali. I responsabili della politica monetaria del FOMC utilizzano la variazione su base annua dell’indice dei prezzi PCE core, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, come principale indicatore dell’inflazione. Un dato superiore alle attese potrebbe favorire un rafforzamento dell’USD rispetto alle altre valute, poiché suggerirebbe un possibile orientamento più restrittivo nelle indicazioni prospettiche della Fed sulla politica monetaria, e viceversa.