L’euro riduce i guadagni ma resta sopra 1,1200, con la Francia ancora sotto i riflettori

  • EUR/USD ripiega in area 1,1220 dopo essersi fermato poco sopra 1,1260 martedì.
  • Gli investitori restano cauti nell'assumere posizioni consistenti sull'euro, frenati dall'incertezza politica e dai problemi del debito in Francia.
  • Il dollaro statunitense resta debole mentre gli investitori valutano la portata del ciclo di inasprimento monetario della Fed.


Mercoledì l'euro (EUR) arretra leggermente nei confronti del dollaro statunitense (USD), cedendo parte del terreno guadagnato negli ultimi giorni. La coppia EUR/USD scambia a 1,1220 dopo essersi fermata poco sopra 1,1260 martedì, mentre i disordini in Francia spaventano gli investitori e i costi di finanziamento del Paese continuano a salire.

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Questa settimana il governo francese è stato costretto a imporre coprifuoco parziali in diverse città, dopo che le proteste studentesche, diffusesi in tutto il Paese nelle ultime settimane, sono sfociate in violenze lo scorso fine settimana, dando luogo a scene di saccheggi e distruzioni che hanno fatto il giro del mondo.

I costi di finanziamento della Francia sono un importante ostacolo alla ripresa dell'euro

Nel frattempo, il premio per il rischio sul debito francese continua ad aumentare. Il rendimento dell'OAT francese a 10 anni è salito al 4,98%, il livello più alto degli ultimi 24 anni. Lo spread rispetto al Bund tedesco, considerato più sicuro, un indicatore utilizzato per misurare il premio per il rischio del Paese, è balzato a 157 punti base, il massimo dalla crisi finanziaria del 2009-2011.

L'euro trova tuttavia un certo sostegno nella debolezza del dollaro statunitense, che impedisce alla coppia di arretrare ulteriormente. In assenza di pubblicazioni macroeconomiche statunitensi di rilievo, il dollaro manca di slancio, mentre gli investitori si preparano a una pausa della Federal Reserve (Fed) la prossima settimana e valutano la portata del ciclo di inasprimento monetario.

ING: il dollaro si indebolisce tra timori sull'IA e cambiamenti nella reazione della Fed al petrolio

Gli analisti di ING osservano che il dollaro «continua a essere scambiato con un tono di fondo debole» e attribuiscono questa tendenza a «un insieme di effetti residui dei timori legati all'IA (le obbligazioni Corewave hanno registrato un'altra fase di instabilità ieri) e di ridimensionamento di posizioni lunghe eccessive e sopravvalutazioni di breve termine».

ING evidenzia inoltre un lieve cambiamento nel modo in cui la valuta reagisce ai mercati energetici, sostenendo che «la funzione di reazione del dollaro al petrolio potrebbe essere cambiata nell'ultima settimana circa». A loro avviso, «i crescenti timori sui titoli tecnologici hanno in parte attenuato la convinzione del mercato che la Fed manterrà un orientamento restrittivo, consentendo al tratto a breve della curva di riflettere con maggiore flessibilità prospettive più accomodanti in risposta a fattori diversi dai dati macroeconomici, come un'ondata di vendite sul petrolio». Questo, a sua volta, contribuisce ad accentuare la debolezza del dollaro.

Domande frequenti sull'euro

L'euro è la valuta dei 20 Paesi dell'Unione europea che fanno parte dell'Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell'Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l'inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l'aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l'aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l'euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria durante riunioni che si tengono otto volte l'anno. Le decisioni sono adottate dai governatori delle banche centrali nazionali dell'Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull'inflazione dell'Eurozona, misurata dall'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un indicatore economico importante per l'euro. Se l'inflazione sale più del previsto, soprattutto se supera l'obiettivo del 2% della BCE, quest'ultima è costretta ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente più elevati rispetto a quelli di altre economie tendono a favorire l'euro, poiché rendono l'area più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell'economia e possono incidere sull'euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, i dati sull'occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l'andamento della moneta unica. Un'economia solida favorisce l'euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l'euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l'euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell'area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché queste rappresentano il 75% dell'economia dell'Eurozona.

Un altro dato significativo per l'euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese esporta beni molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo positivo della bilancia commerciale rafforza una valuta, mentre un saldo negativo ha l'effetto opposto.