
La presidente della Federal Reserve di Cleveland, Beth Hammack, ha sostenuto giovedì che rialzi graduali dei tassi sono meno destabilizzanti per l’economia e il sistema finanziario, secondo quanto riportato da Reuters.
«La politica monetaria deve assumere un orientamento restrittivo».
«Un percorso di rialzi graduali dei tassi è la strada migliore per la politica monetaria».
«L’indipendenza della banca centrale statunitense è fondamentale per riportare l’inflazione al 2%».
«Rialzi graduali dei tassi sono il modo migliore per assicurarsi che la banca centrale statunitense riporti l’inflazione al 2%».

«L’inflazione è stata troppo alta e si sta muovendo nella direzione sbagliata».
«Il dollaro rimane la principale valuta di riserva mondiale».
Hammack, della Fed, ha trasmesso un messaggio nettamente favorevole alla stretta monetaria, con un punteggio FXS Speechtracker di 8,1/10, superiore al livello di riferimento consolidato di 7,6/10, evidenziando una propensione all’inasprimento più marcata del consueto. L’enfasi sul fatto che i «rialzi graduali dei tassi» siano «meno destabilizzanti», ma comunque necessari per portare la politica monetaria verso un «orientamento restrittivo», insieme all’avvertimento che l’inflazione è «troppo alta» e «si sta muovendo nella direzione sbagliata», segnala una chiara preferenza per il proseguimento della stretta anziché per una pausa.
L’FXS Fed Sentiment Index è salito di 1,05 punti a 145,23, confermando che le dichiarazioni di Hammack spingono il tono complessivo della Fed ancora più nettamente verso la stretta monetaria. Con l’indice ben al di sopra della soglia neutrale di 100, il discorso è coerente con un percorso di politica monetaria orientato a ulteriori rialzi dei tassi e al mantenimento di condizioni restrittive, in linea con l’elevato punteggio FXS Speechtracker.
La politica monetaria degli Stati Uniti è definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: garantire la stabilità dei prezzi e favorire la piena occupazione. Il suo principale strumento per raggiungere questi obiettivi è la modifica dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l’inflazione supera l’obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi di interesse, aumentando il costo del credito in tutta l’economia. Ciò rafforza il dollaro statunitense (USD), poiché rende gli Stati Uniti una destinazione più attraente per i capitali degli investitori internazionali. Quando l’inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può abbassare i tassi di interesse per incoraggiare il ricorso al credito, esercitando pressioni sul biglietto verde.
La Federal Reserve (Fed) tiene otto riunioni di politica monetaria all’anno, durante le quali il Federal Open Market Committee (FOMC) valuta le condizioni economiche e prende decisioni di politica monetaria. Al FOMC partecipano dodici esponenti della Fed: i sette membri del Consiglio dei governatori, il presidente della Federal Reserve Bank di New York e quattro degli altri undici presidenti delle banche regionali della Federal Reserve, che ricoprono l’incarico per un anno a rotazione.
In situazioni estreme, la Federal Reserve può ricorrere a una politica chiamata allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE). Il QE è il processo con cui la Fed aumenta sensibilmente il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. È una misura di politica monetaria non convenzionale utilizzata durante le crisi o quando l’inflazione è estremamente bassa. È stato lo strumento privilegiato dalla Fed durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuovi dollari da parte della Fed, che li utilizza per acquistare obbligazioni di elevata qualità creditizia dalle istituzioni finanziarie. Il QE solitamente indebolisce il dollaro statunitense.
La stretta quantitativa (Quantitative Tightening, QT) è il processo inverso al QE: la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste in nuovi titoli il capitale rimborsato alla scadenza delle obbligazioni che detiene. Di solito sostiene il valore del dollaro statunitense.