
La coppia USD/JPY si mantiene stabile al di sopra di quota 158,00 durante la sessione asiatica di giovedì, proseguendo il consolidamento osservato dall’inizio del mese in presenza di forze contrapposte. Gli operatori sembrano ora riluttanti ad assumere posizioni direzionali decise e preferiscono restare alla finestra in attesa degli importanti appuntamenti con le banche centrali della prossima settimana.

La Federal Reserve statunitense (Fed) annuncerà la propria decisione sui tassi il 28 ottobre, al termine di una riunione di politica monetaria di due giorni, cui seguirà l’attesissima riunione della Banca del Giappone (BoJ) del 29-30 ottobre. Nel frattempo, l’ampio differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone e l’atteggiamento prudente della BoJ mantengono sulla difensiva i rialzisti sullo yen giapponese (JPY), sostenendo la coppia USD/JPY. Di recente, infatti, fonti informate sulla questione hanno riferito che i funzionari della BoJ propendono per non procedere questo mese a un raro rialzo dei tassi in due riunioni consecutive.
Nel frattempo, il governatore della BoJ Kazuo Ueda ha dichiarato all’inizio della settimana che l’inflazione di fondo è piuttosto vicina all’obiettivo del 2% della banca centrale, segnalando margini per un ulteriore rialzo dei tassi già a dicembre. Questo, insieme alle ipotesi di un intervento delle autorità giapponesi a sostegno della valuta nazionale, frena l’assunzione di posizioni ribassiste aggressive sullo JPY. Intanto, il dollaro statunitense (USD) resta vicino al minimo delle ultime tre settimane, toccato martedì, in un contesto di calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi. Anche questo contribuisce a limitare qualsiasi rialzo significativo della coppia USD/JPY.
Tuttavia, la convinzione sempre più diffusa che la banca centrale statunitense aumenterà nuovamente il costo del denaro, a fronte dei timori inflazionistici legati alla volatilità dei prezzi del petrolio, contribuisce a contenere ulteriori perdite dell’USD. Inoltre, le preoccupazioni per un ulteriore inasprimento delle tensioni in Medio Oriente mantengono in gioco il premio per il rischio geopolitico, offrendo ulteriore sostegno al dollaro come valuta rifugio e limitando il potenziale ribassista della coppia USD/JPY. Sarà quindi prudente attendere una rottura convincente dell’intervallo di negoziazione di breve termine prima di posizionarsi per la successiva fase di un movimento direzionale.
La coppia USD/JPY rimane al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, a 159,39, e del ritracciamento di Fibonacci del 50,0% a 158,48, situato a metà dell’ultimo movimento tra 152,91 e 164,06. Ciò suggerisce che i rialzi restano vulnerabili finché le quotazioni spot si mantengono al di sotto di queste barriere superiori.
Un superamento delle barriere citate dovrebbe tuttavia aprire la strada a ulteriori guadagni verso il livello di Fibonacci del 61,8% a 159,80, con ostacoli successivi a 161,67 e in prossimità del recente massimo di 164,06. Al ribasso, un primo supporto si trova in corrispondenza del ritracciamento del 38,2% a 157,17, seguito da un ulteriore sostegno a 155,54 e poi dal supporto strutturale intorno a 152,91, la cui rottura aprirebbe la strada a una correzione più marcata.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in generale dall’andamento dell’economia giapponese, ma più specificamente, tra gli altri fattori, dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori.
Uno dei mandati della Banca del Giappone è il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono fondamentali per lo yen. La BoJ è talvolta intervenuta direttamente sui mercati valutari, generalmente per ridurre il valore dello yen, pur evitando di farlo spesso per timore delle reazioni politiche dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultra-accomodante della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha causato un deprezzamento dello yen rispetto alle principali altre valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre principali banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultra-accomodante ha offerto un certo sostegno allo yen.
Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultra-accomodante ha determinato una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha favorito un ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e giapponesi a 10 anni, avvantaggiando il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ del 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultra-accomodante, insieme ai tagli dei tassi di interesse da parte delle altre principali banche centrali, sta riducendo questo differenziale.
Lo yen giapponese è spesso considerato un investimento rifugio. Ciò significa che, nei periodi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a destinare il proprio denaro alla valuta giapponese per la sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto alle altre valute considerate investimenti più rischiosi.