L’indice del dollaro USA si mantiene intorno a 101,70 mentre il calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi contrasta le scommesse su un rialzo dei tassi della Fed

  • Il DXY fatica ad attirare acquisti significativi, mentre il calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi ne limita il rialzo.
  • Il rafforzamento delle aspettative di un rialzo dei tassi della Fed e i rischi geopolitici sostengono il dollaro come bene rifugio.
  • Gli operatori sembrano riluttanti ad assumere nuove posizioni direzionali in vista della riunione del FOMC della prossima settimana.

L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, fatica a trovare uno slancio significativo giovedì e si attesta intorno a quota 101,70 durante la sessione asiatica. L’indice rimane tuttavia al di sopra del minimo di quasi tre settimane toccato martedì, in un contesto caratterizzato da una combinazione di forze contrastanti.

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I rendimenti obbligazionari statunitensi proseguono il recente ripiegamento dai massimi pluriennali. Questo andamento, insieme alla convinzione sempre più diffusa che la Fed manterrà invariati i tassi di interesse la prossima settimana, tiene sulla difensiva i rialzisti sul dollaro statunitense (USD). Gli operatori continuano tuttavia a scontare una probabilità di circa il 90% che la banca centrale statunitense aumenti il costo del denaro a dicembre, alla luce dei rischi inflazionistici legati alla volatilità dei prezzi del petrolio. Questo fattore, insieme alle persistenti incertezze geopolitiche, offre un certo sostegno al dollaro come bene rifugio e contribuisce a limitare il ribasso del DXY.

Tra gli ultimi sviluppi della crisi in Medio Oriente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran è pronta a dare un’altra possibilità alla diplomazia qualora ravvisi prove solide della sincera volontà degli Stati Uniti di giungere a una soluzione. Separatamente, il New York Times ha riferito che Stati Uniti e Israele hanno elaborato piani per un possibile nuovo ciclo di attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi. Ciò suggerisce una certa cautela prima di assumere nuove posizioni ribassiste sul DXY e posizionarsi in vista di un’estensione del recente ripiegamento dai massimi di 18 mesi.

Anche gli operatori sembrano esitanti e potrebbero ora scegliere di restare alla finestra in vista dell’appuntamento cruciale di politica monetaria della prossima settimana: l’esito della riunione di due giorni del FOMC, previsto per il 28 ottobre. Inoltre, i partecipanti al mercato guarderanno alla pubblicazione dell’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti e della stima preliminare del PIL statunitense del terzo trimestre, entrambi attesi giovedì prossimo, per ottenere ulteriori indicazioni sul futuro percorso della politica monetaria della Fed. Tali prospettive avranno a loro volta un ruolo chiave nel fornire un impulso significativo al DXY e nel determinarne il prossimo movimento direzionale.

Grafico a 4 ore del DXY

Chart Analysis Dollar Index Spot

Analisi tecnica

L’orientamento di breve termine è moderatamente rialzista, poiché il DXY si mantiene al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 200 periodi sul grafico a 4 ore. Tuttavia, il ritracciamento di Fibonacci del 23,6% a 101,92 potrebbe frenare la fase di recupero e dovrà essere riconquistato per consentire la ripresa della tendenza rialzista. Una rottura duratura al di sopra di tale livello aprirebbe la strada a ulteriori guadagni verso livelli di ritracciamento più elevati, oltre l’attuale configurazione.

Al ribasso, il primo supporto si colloca in corrispondenza del ritracciamento del 38,2%, vicino a 101,28, mentre la SMA a 200 periodi a 101,00 rafforza un secondo livello di supporto. Una discesa netta al di sotto di questa media mobile indebolirebbe il nascente orientamento rialzista, esponendo l’indice al rischio di una correzione più profonda.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Andamento del dollaro statunitense negli ultimi 7 giorni

La tabella seguente mostra la variazione percentuale del dollaro statunitense (USD) rispetto alle principali valute elencate negli ultimi 7 giorni. Il dollaro statunitense ha registrato la performance migliore rispetto allo yen giapponese.

USD EUR GBP JPY CAD AUD NZD CHF
USD -0,74% -1,47% -0,19% -1,38% -0,62% -1,76% -1,38%
EUR 0,74% -0,78% 0,51% -0,72% 0,12% -1,03% -0,69%
GBP 1,47% 0,78% 1,27% 0,09% 0,88% -0,35% 0,12%
JPY 0,19% -0,51% -1,27% -1,11% -0,40% -1,56% -1,14%
CAD 1,38% 0,72% -0,09% 1,11% 0,72% -0,45% 0,05%
AUD 0,62% -0,12% -0,88% 0,40% -0,72% -1,15% -0,73%
NZD 1,76% 1,03% 0,35% 1,56% 0,45% 1,15% 0,37%
CHF 1,38% 0,69% -0,12% 1,14% -0,05% 0,73% -0,37%

La mappa di calore mostra le variazioni percentuali delle principali valute l’una rispetto all’altra. La valuta di base si seleziona dalla colonna di sinistra, mentre la valuta di quotazione si seleziona dalla riga superiore. Ad esempio, selezionando il dollaro statunitense dalla colonna di sinistra e spostandosi lungo la riga orizzontale fino allo yen giapponese, la variazione percentuale visualizzata nella casella rappresenterà USD (valuta di base)/JPY (valuta di quotazione).

QUOTAZIONI IN DIRETTA

Nome / Simbolo
Grafico
% Variazione / Prezzo
GBPUSD
Variazione 1 giorno
+0.05%
1.34039
EURUSD
Variazione 1 giorno
+0.16%
1.12501
USDJPY
Variazione 1 giorno
-0.09%
157.803
AUDUSD
Variazione 1 giorno
-0.17%
0.70198