
Lo yen giapponese ha perso terreno nei confronti del dollaro statunitense dopo che la Fed ha mantenuto invariati i tassi, nonostante l’inflazione negli Stati Uniti resti ben al di sopra del suo obiettivo del 2%. Da notare che la decisione non è stata unanime: due membri hanno espresso un voto contrario, preferendo un rialzo dei tassi di un quarto di punto percentuale. USD/JPY viene scambiato a 158,28, in rialzo dello 0,21%.

Mercoledì la Fed ha mantenuto i tassi al 3,75%-4% e ha riconosciuto che l’attività economica è in espansione, che la spesa interna «ha mostrato tenuta, la crescita della produttività è sostenuta e gli investimenti sono robusti», ribadendo inoltre che la crescita della produttività è sostenuta. Quanto al mandato sull’occupazione, la Fed ha osservato che «la crescita dell’occupazione ha tenuto il passo con quella della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato».
Sul fronte dell’inflazione, la banca centrale ha dichiarato che resta elevata, ma ha scelto di rinviare eventuali rialzi dei tassi mentre raccoglie ulteriori informazioni e valuta l’orientamento appropriato della politica monetaria.
I due voti contrari in seno al FOMC sono stati espressi dalla governatrice della Fed Lisa Cook e dalla presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack.

Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in larga misura dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico, tra gli altri fattori, dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori.
Uno dei mandati della Banca del Giappone è il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono cruciali per lo yen. La BoJ è talvolta intervenuta direttamente sui mercati valutari, generalmente per ridurre il valore dello yen, anche se evita di farlo spesso per via delle preoccupazioni di natura politica dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultraespansiva della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha causato un deprezzamento dello yen rispetto alle altre principali valute, a causa della crescente divergenza tra le politiche della Banca del Giappone e quelle delle altre principali banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultraespansiva ha fornito un certo sostegno allo yen.
Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultraespansiva ha determinato una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Fed statunitense. Ciò ha favorito un ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi e giapponesi, sostenendo il dollaro statunitense nei confronti dello yen giapponese. La decisione della BoJ del 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultraespansiva, insieme ai tagli dei tassi di interesse da parte delle altre principali banche centrali, sta riducendo questo differenziale.
Lo yen giapponese è spesso considerato un bene rifugio. Ciò significa che, nei momenti di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a investire nella valuta giapponese per la sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto ad altre valute considerate investimenti più rischiosi.