Il WTI interrompe una serie di due sedute in calo tra nuovi sviluppi in Medio Oriente

  • Il WTI rimbalza sopra i 100 dollari, recuperando le perdite di due sedute, mentre le tensioni in Medio Oriente alimentano i timori sull’offerta.
  • La rivendicazione di un attacco a una raffineria saudita e le notizie di una possibile azione statunitense contro l’Iran mantengono elevati i rischi geopolitici.
  • L’Iran segnala apertura alla diplomazia, mentre gli operatori attendono la riunione dell’OPEC+ di domenica.

Il West Texas Intermediate (WTI) rimbalza mercoledì, recuperando le perdite registrate nei due giorni precedenti, mentre le persistenti tensioni in Medio Oriente mantengono un premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio. Al momento della stesura, il greggio di riferimento statunitense viene scambiato intorno a 102,25 dollari al barile, in rialzo di oltre il 2,50% nella giornata.

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Il rialzo segue l’annuncio degli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, di aver colpito martedì con un missile la più grande raffineria di petrolio dell’Arabia Saudita. Le autorità saudite non avevano nell’immediato confermato l’attacco rivendicato contro l’impianto, che ha una capacità di 550.000 barili al giorno.

Ad alimentare questi timori, il Wall Street Journal ha riferito che Washington aveva avvertito gli Stati del Golfo di prepararsi a una possibile campagna militare breve e intensa contro l’Iran dopo le elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre. Mercoledì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che «tutto è possibile», rispondendo alle domande dei giornalisti su un potenziale attacco all’Iran dopo le elezioni.

Gli sforzi diplomatici proseguono comunque. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato in un messaggio su X che l’Iran «continua a dare alla diplomazia una possibilità di successo» e mantiene stretti contatti con gli intermediari sulle proposte per attuare il proprio piano di sette giorni in meno di una settimana. La proposta prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei colloqui qualora gli Stati Uniti accettino le richieste dell’Iran.

Nella prima parte della giornata di mercoledì, Reuters ha riferito che domenica i mediatori del Qatar avevano presentato all’Iran una nuova bozza di accordo a Teheran. L’Iran stava esaminando la proposta e avrebbe dovuto rispondere entro la fine della settimana. Tuttavia, un funzionario iraniano ha respinto la proposta, definendola inaccettabile.

Anche le ultime previsioni della Banca Mondiale hanno evidenziato le pressioni sull’offerta globale. L’istituto prevede un calo del 5,2% dell’offerta di petrolio nel 2026, la flessione più marcata da oltre quarant’anni, escludendo la recessione del 2020, e un aumento del 32% dei prezzi dell’energia, fino ai massimi di quattro anni. La Banca ha avvertito che una nuova escalation in Medio Oriente o il protrarsi dei danni alle infrastrutture petrolifere russe potrebbero spingere ulteriormente al rialzo i prezzi dell’energia.

Sul fronte dei dati, secondo l’Energy Information Administration (EIA), le scorte statunitensi di petrolio greggio sono diminuite di 1,462 milioni di barili, oltre le attese di un calo di 300.000 barili. La flessione segue una riduzione di 3,061 milioni di barili nella settimana precedente.

L’attenzione si sposta ora sulla riunione dell’OPEC+ di domenica, durante la quale i produttori dovrebbero mantenere invariati gli obiettivi di produzione per dicembre, secondo fonti citate da Reuters.

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è un tipo di petrolio greggio venduto sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio, insieme al Brent e al Dubai. Il WTI viene anche definito «leggero» e «dolce» per la densità e il contenuto di zolfo relativamente bassi, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato «il crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene citato frequentemente dai mezzi di informazione.

Come per tutte le attività finanziarie, domanda e offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita economica globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita debole può avere l’effetto opposto. Instabilità politica, guerre e sanzioni possono interrompere l’offerta e incidere sui prezzi. Le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, rappresentano un altro fattore determinante per il prezzo. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari statunitensi: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) incidono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, questo può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono solitamente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono congiuntamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni incidono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. Con OPEC+ si indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più importante dei quali è la Russia.