Lo yen giapponese resta pressoché invariato mentre un vicegovernatore della Banca del Giappone pone l’accento sul rischio di inflazione

  • USD/JPY pressoché invariato vicino a 158,00 mentre il vicegovernatore della BoJ Himino segnala rischi per l’inflazione.
  • L’inflazione di fondo giapponese resta sotto il 2% per sette mesi, nonostante due rialzi dei tassi della BoJ.
  • Il CPI di fondo di settembre, in uscita giovedì, è atteso al 2,1% dopo l’1,7%.

La Banca del Giappone (BoJ) ha alzato i tassi due volte quest’anno, portandoli all’1,25% a settembre, mentre l’inflazione di fondo è rimasta sotto l’obiettivo del 2% in ciascuno dei sette mesi fino ad agosto. USD/JPY scambia vicino a 158,00 e si mantiene tra 157,50 e 159,00 da 12 sedute. Mercoledì il vicegovernatore della BoJ Himino ha dichiarato che l’inflazione sottostante è quasi al 2% e che i rischi per i prezzi sono orientati al rialzo, ma la coppia è rimasta all’interno dello stesso intervallo.

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Il vicegovernatore Himino mette in guardia dal rischio di intervenire troppo tardi, a otto settimane dalla prossima probabile mossa

Il vicegovernatore Himino ha dichiarato che i rischi al rialzo per l’inflazione restano elevati e che un adeguamento troppo tardivo della politica monetaria potrebbe consentire loro di concretizzarsi. Ha descritto le condizioni finanziarie come ancora accomodanti, con tassi di interesse reali bassi e prestiti bancari in rapida crescita. Lo yen si è leggermente rafforzato dopo le dichiarazioni, per poi restituire i guadagni all’interno dell’intervallo di mercoledì.

Kyodo prevede che la BoJ manterrà il tasso all’1,25% nella decisione del 30 ottobre, mentre gli swap scontano una probabilità di rialzo per il 18 dicembre pari a circa il 75%-80%. Il disavanzo commerciale del Giappone a settembre si è attestato a 536,6 miliardi di yen, circa tre volte i 181 miliardi di yen previsti, con esportazioni in crescita del 16,7% su base annua rispetto al 20,1% atteso. Un disavanzo di queste dimensioni implica vendite di yen per pagare le importazioni, a prescindere da ciò che il vicegovernatore Himino dice sull’inflazione.

Lo yen è stretto tra il differenziale dei tassi e il ministero delle Finanze

Il ministero delle Finanze giapponese ha acquistato yen per 11.740 miliardi tra il 28 aprile e il 27 maggio e, a fine luglio, è intervenuto congiuntamente al Tesoro statunitense dopo che USD/JPY aveva superato quota 160,00. Il ministro delle Finanze Katayama ha rinnovato i suoi avvertimenti il 15 ottobre, dopo un dato elevato sull’inflazione statunitense, e da allora USD/JPY non ha più scambiato sopra 159,00.

La coppia resta quindi confinata in un intervallo. Un rendimento del Treasury decennale vicino al 5,1%, a fronte di quello del titolo giapponese di pari scadenza, che il 7 ottobre ha raggiunto circa il 3,1% ed era tornato vicino al 2,9% il 16 ottobre, limita il potenziale di ribasso di USD/JPY, mentre la minaccia di un nuovo ciclo di acquisti ne limita il rialzo. Il ministro delle Finanze Katayama non indica un livello di intervento e il mercato si è concentrato su quello superato da USD/JPY prima dell’ultimo intervento.

Un’inflazione di fondo al 2,1% supererebbe l’obiettivo nonostante i sussidi all’elettricità ancora in vigore

L’indice nazionale dei prezzi al consumo (CPI) giapponese di settembre sarà pubblicato giovedì alle 23:30 GMT, con l’inflazione di fondo, al netto degli alimentari freschi, attesa al 2,1% dopo l’1,7%. Ad agosto l’inflazione complessiva era all’1,9%, così come la misura che esclude alimentari ed energia. Sempre ad agosto i prezzi dell’elettricità sono scesi del 2,4% su base annua grazie all’entrata in vigore dei sussidi energetici governativi, uno dei motivi per cui l’inflazione di fondo è rimasta sotto il 2% anche in occasione di entrambi i rialzi della BoJ.

Il rialzo della BoJ di settembre è stato approvato con sette voti favorevoli e due contrari; i due dissenzienti sostenevano che l’inflazione fosse ancora sotto il 2%. Un dato al 2,1% farebbe venir meno tale argomentazione un mese dopo che è stata avanzata e una settimana prima della prossima decisione.

Tuttavia, un dato elevato rafforzerebbe le attese di un rialzo a dicembre anziché anticiparlo al 30 ottobre, perciò potrebbe sostenere lo yen meno di quanto suggerisca il dato in sé. L’indagine dell’Università del Michigan, in uscita venerdì alle 14:00 GMT, dovrebbe mostrare che le famiglie statunitensi si aspettano un’inflazione del 4,7% nei prossimi dodici mesi e del 3,5% su un orizzonte di cinque anni, e sono proprio i rendimenti statunitensi a mantenere USD/JPY più vicino a 160,00 che a 155,00.

I livelli dello yen all’interno dell’intervallo 157,50-159,00

Resistenza: 158,50 ha frenato i massimi di lunedì e martedì. Il livello di 159,00 ha limitato i rialzi in ogni seduta dal 6 ottobre, con il massimo del 14 ottobre appena al di sotto, mentre 160,00 è il livello superato da USD/JPY prima dell’intervento di luglio.

Supporto: il minimo di mercoledì si è fermato sulla media mobile esponenziale (EMA) a 200 giorni, appena sotto 158,00. Il livello di 157,50 ha retto in ogni seduta dal 6 ottobre e il minimo del 2 ottobre si trova appena sotto 157,00.

Orientamento: posizione lunga finché le chiusure si mantengono sopra 157,50. Gli obiettivi sono 158,50 e poi 159,00. L’indice di forza relativa stocastico (Stoch RSI) sul grafico giornaliero è sceso a circa 56 da oltre 80 a inizio ottobre, quindi il momentum si sta indebolendo all’interno dell’intervallo anziché rafforzarsi in vista di una rottura. Una chiusura giornaliera sotto 157,50 determina l’uscita dalla posizione lunga.


Grafico giornaliero di USD/JPY

Domande frequenti sullo yen giapponese

Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in larga misura dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori, tra gli altri fattori.

Uno dei mandati della Banca del Giappone è il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono determinanti per lo yen. In alcune occasioni la BoJ è intervenuta direttamente sul mercato dei cambi, generalmente per ridurre il valore dello yen, anche se evita di farlo spesso per via delle preoccupazioni politiche dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultraespansiva adottata dalla BoJ tra il 2013 e il 2024 ha provocato il deprezzamento dello yen rispetto alle altre principali valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre maggiori banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultraespansiva ha fornito un certo sostegno allo yen.

Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultraespansiva ha portato a una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha contribuito ad ampliare il differenziale tra i rendimenti dei titoli decennali statunitensi e giapponesi, favorendo il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ del 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultraespansiva, unita ai tagli dei tassi di interesse da parte di altre grandi banche centrali, sta riducendo questo differenziale.

Lo yen giapponese è spesso considerato un bene rifugio. Ciò significa che, nei periodi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a impiegare il proprio denaro nella valuta giapponese per la sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto ad altre valute considerate investimenti più rischiosi.