Il petrolio WTI si avvicina a 99 dollari tra i timori di interruzioni delle forniture dai Paesi del Golfo

  • Il petrolio WTI riprende la tendenza rialzista e guadagna quasi l’1% mercoledì, avvicinandosi a 99,00 dollari.
  • L’intensificarsi degli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz e le minacce degli Houthi ai giacimenti petroliferi sauditi hanno alimentato i timori di interruzioni dell’offerta.
  • I tentativi di negoziato tra Stati Uniti e Iran continuano a fallire, mentre le posizioni delle parti restano molto distanti.

Mercoledì i prezzi del greggio recuperano le perdite iniziali, sostenuti dai crescenti timori di interruzioni dell’offerta, mentre si intensificano gli attacchi nello Stretto di Hormuz e i giacimenti petroliferi sauditi restano sotto minaccia. Il West Texas Intermediate (WTI), il greggio di riferimento statunitense, ha guadagnato finora circa l’1% nella giornata di mercoledì, raggiungendo un massimo di seduta di pochi centesimi inferiore a 99,00 dollari.

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Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana (IRGC) ha annunciato martedì che due petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine navali nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, mentre tentavano di attraversare il passaggio marittimo seguendo una rotta non autorizzata da Teheran.

Inoltre, le milizie Houthi dello Yemen, sostenute dall’Iran, hanno rivendicato attacchi agli impianti petroliferi di Aramco a Yanbu, il porto sul Mar Rosso utilizzato dall’Arabia Saudita per aggirare il corridoio di Hormuz sotto attacco.

Un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran resta lontano

Nel frattempo, un accordo di pace tra Washington e Teheran resta lontano. Un alto ufficiale dell’esercito pakistano è arrivato a Teheran martedì, in un nuovo tentativo di mediare tra le parti rivali e impedire una nuova ondata di combattimenti. La notizia è stata accolta con favore dal mercato e ha innescato un significativo arretramento dei prezzi del greggio durante la sessione statunitense di martedì.

Mercoledì, tuttavia, i funzionari statunitensi hanno smorzato le speranze di un rapido accordo di pace. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato ai media statunitensi che raggiungere un accordo di pace con l’Iran è estremamente difficile e che la pressione economica sulla Repubblica islamica proseguirà finché Teheran continuerà a prendere di mira le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato ai media iraniani che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non accetterà le condizioni dell’Iran. In questo circolo vizioso, il conflitto si avvia verso l’ottavo mese senza che se ne intraveda chiaramente la fine.

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è un tipo di greggio venduto sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio, insieme al Brent e al Dubai. Il WTI viene anche definito «leggero» e «dolce» per il peso specifico e il contenuto di zolfo relativamente bassi, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato il «crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene citato frequentemente dai media.

Come per tutte le attività finanziarie, la domanda e l’offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono interrompere l’offerta e influire sui prezzi. Anche le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, sono un fattore determinante per il prezzo. Il valore del dollaro statunitense influisce sul prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari statunitensi: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente, e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) influiscono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì, mentre quello dell’EIA esce il giorno successivo. I risultati dei due rapporti sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono congiuntamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni semestrali. Le loro decisioni influiscono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. OPEC+ indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non membri dell’OPEC, il più rilevante dei quali è la Russia.